Sallusti spiega l’Ilva: «Decisione importante affidata a un ragazzino che fino a 4 anni prima vendeva bibite»

di Redazione | 04/11/2019

Sallusti

Alessandro Sallusti spiega Ilva, ospite di Otto e Mezzo nella puntata del 4 novembre insieme a Carlo Calenda, Luca Telese e Gianrico Carofiglio. La vicenda ha caratterizzato tutta la seconda parte della giornata di oggi, dopo l’annuncio di Arcelor Mittal di ritirarsi in seguito all’eliminazione dello scudo penale e all’attività del tribunale di Taranto che rischia di far chiudere l’altoforno 2, mettendo a rischio la produzione di acciaio nel Paese.

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Sallusti spiega Ilva: «Decisione affidata a un ragazzino che fino a 4 anni prima vendeva bibite»

Insieme al direttore del Giornale, c’è Luca Telese che ha accusato Carlo Calenda – ministro dello Sviluppo Economico quando era stata trovata una soluzione al fallimento dell’azienda, recuperando per alcuni anni i 10mila posti di lavoro che adesso sono nuovamente a rischio – di essersi comportato esattamente come Luigi Di Maio, suo successore al ministero di via Veneto.

Tuttavia, Sallusti si è inserito nel dibattito affermando che non si possono paragonare le due figure. Soprattutto perché Carlo Calenda ha attratto un investitore, Arcelor Mittal appunto, che era pronto a investire 4 miliardi di euro. Poi, Luigi Di Maio ha voluto fortemente eliminare lo scudo penale per i commissari e per i vertici dell’azienda, aveva ritirato inizialmente questo suo proposito, salvo riproporlo anche nel corso del governo Conte 2, con una misura che è stata votata anche dagli altri partiti della maggioranza (così come, nel Conte 1, era stata votata anche dalla Lega che adesso sbraita contro l’esecutivo di Giuseppe Conte).

Sallusti spiega Ilva, il momento dell’offesa a Di Maio

Ecco perché Sallusti individua nel ministro di Pomigliano d’Arco il problema di fondo: «La verità è che abbiamo affidato – ha detto il direttore dei Il Giornale – una decisione fondamentale per le sorti del Paese a un ragazzino che fino a quattro anni prima vendeva le bibite al San Paolo».

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