Ruba reperti archeologici a Pompei ma poi li riconsegna: «Portano sfortuna»

Dal Canada arriva un pacco con tessere di mosaico e pezzi di anfora

di Federico Pallone | 10/10/2020

Pompei sfortuna
  • Una donna nel 2005 ha rubato a Pompei alcuni reperti archeologici

  • Quindici anni dopo li ha riconsegnati

  • E ha spiegato il perché

Un pacco con dei reperti archeologici rubati accompagnati da una lettera dal Canada: «Portano sfortuna, riprendeteveli». Se li è ritrovati sulla scrivania il titolare di un’agenzia di viaggio di Pompei che, dopo un primo momento di stupore, li ha consegnati ai carabinieri del posto fisso del parco archeologico.

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Nel pacco c’erano due lettere, scritte in inglese. Era la confessione di qualcuno dall’altra parte dell’oceano che raccontava di aver rubato dei reperti durante una visita agli scavi. Accanto allo scritto, due tessere di mosaico, un pezzo di ceramica e due pezzi di anfora. I reperti, continuava la lettera, erano stati rubati nel 2005: dopo quel furto, però, la sua vita era stata contrassegnata solo da eventi negativi e così si era ‘pentita’. Di qui la decisione di rimandare in Italia le tessere del mosaico e gli altri pezzi, sostenendo che era loro la colpa di così tanta sfortuna.

«Ho preso alcuni tasselli quando ho visitato Pompei nel 2005. Ero giovane e stupida. Volevo avere un pezzo di storia che nessuno poteva avere. Non ho effettivamente pensato o realizzato cosa stessi prendendo. Ho preso un pezzo di storia cristallizzato nel tempo e che in esso ha tanta energia negativa. Persone sono morte in un modo così orribile e io ho preso tasselli legati a quella terra di distruzione. È da allora che la sfortuna ha giocato con me e la mia famiglia». È quanto ha raccontato Nicole, nella sua lettera inviata dal Canada. Ha rivelato di aver rubato reperti al Parco Archeologico di Pompei: da quel giorno, dice, la sua vita sembra essere stata quasi segnata da una sorta di maledizione. Da qui la decisione di restituire tutto.

La lettera e i reperti sono arrivati a Pompei in un plico consegnato al titolare di un’agenzia di viaggi. «Ora ho 36 anni e ho avuto il cancro al seno due volte, l’ultima volta finito in una doppia mastectomia. Io e la mia famiglia abbiamo anche avuto problemi finanziari. Siamo brave persone e non voglio passare questa maledizione alla mia famiglia o ai miei bambini. Per questo perdonatemi per il gesto fatto anni fa, ho imparato la lezione – scrive Nicole – sto chiedendo il perdono degli Dei. Voglio solo scrollarmi di dosso la maledizione ricaduta su di me e la mia famiglia. Per piacere accettate questi reperti così da fare la cosa giusta per l’errore che ho fatto. Mi dispiace tanto, un giorno tornerò nel vostro bellissimo paese per scusarmi di persona».

Nel plico c’era anche un’altra lettera, sempre dal Canada e sempre di scuse per un altro furto. È scritta da Alastain e Kimberly G.: «Ciao, vi restituisco queste pietre che io e mia moglie abbiamo preso mentre visitavamo Pompei e il monte Vesuvio nel 2005. Le abbiamo prese senza pensare al dolore e alla sofferenza che queste povere anime hanno provato durante l’eruzione del Vesuvio e la morte terribile che hanno avuto. Siamo dispiaciuti e per piacere perdonateci per aver fatto questa terribile scelta! Possano le loro anime riposare in pace», si legge.

[CREDIT PHOTO: FACEBOOK/POMPEI PARCO ARCHEOLOGICO]

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