Rondini e gabbiani: l’ossessione di Salvini per gli uccelli

di Daniele Tempera | 26/06/2019

Gabbiani
  • Matteo Salvini è tornato a postare la foto di un volatile sul suo profilo Facebook

  • Questa volta è il turno di una rondine: una trovata che sa di paradosso con i migranti della Sea Watch ancora in mare

  • Il fine è sempre lo stesso: annientare fintamente la distanza tra il potere e i cittadini

Una rondine non farà primavera, men che meno ora che siamo in estate, ma fa sicuramente engagement e il ministro dell’Interno lo sa bene. Mentre tutta Italia dibatte del caso Sea Watch e tengono banco le tensioni in seno alla maggioranza, Matteo Salvini non trova di meglio che postare il video di una rondine che entra nel suo ufficio di prima mattina.

Un post che crea immediatamente empatia con i suoi fan che non esistano a commentare l’ennesima testimonianza “live” del Capitano. «Matteo sei grande ♥️ non mollare mai !!!!! »scrive una fan. Al commento fanno eco quelli sul caso Sea Watch «La tenacia riguardo al caso Seawatch è fondamentale. Umanamente mi spiace ma qui vi è in gioco la sovranità dei confini ed il rispetto di un Ministro. Così facendo si rispetta anche il popolo italiano. Buon lavoro». E arrivano addirittura indicazioni su come trattare il povero volatile: «Mi raccomando tenete le finestre aperte, ha bisogno di volare in piena liberta’. Ha fatto anche il nido? Mi raccomando sono volatili protetti».Un’indicazione che sa di paradosso: mentre nel Mediterraneo esiste una nave bloccata con 43 migranti a bordo, l’attenzione dei fan si sedimenta su un volatile che paradossalmente si sposta per sopravvivere da un continente all’altro. Il pennuto crea immediatamente empatia con gli elettori leghisti, i 43 della Sea Watch, no. E questo lo staff del ministro dell’Interno lo sa bene.

Tetti, gabbiani e battute da film anni ’80

Del resto, qualche giorno fa il ministro ci aveva già allietato con una diretta sul tetto del suo ufficio in cui se la prendeva con i gabbiani romani: «Ci sono dei gabbiani che non sono dei gabbiani, ma mostri» seguito da una sapiente stoccata all’amministrazione romana guidata da Virginia Raggi: «Togliete l’immondizia in strada, non se ne può più».

«Sembrano pterodattili» chiosa il ministro: il tono è qui quello delle commedie anni ’80 di Jerry Calà o Renato Pozzetto, uno spaccato di Italia che tanti non hanno esitato a riconoscere. Del resto il fine è sempre quello di creare empatia e vicinanza immediata con i fan, non importa se il mezzo sia un gabbiano, una rondine, un cane abbandonato, qualche perfido clandestino o una vecchietta in difficoltà. È l’eterno gioco del populismo, fare credere ai comuni cittadini di essere “uno di loro”, mentre si sta all’ombra dei palazzi del potere. Un gioco che, per ora, gabbiani permettendo, sembra funzionare in maniera impeccabile.