Lucia Azzolina e lo stop alla didattica a distanza a partire da settembre

di Enzo Boldi | 02/06/2020

Ritorno a scuola a settembre

La didattica a distanza era una delle poche soluzioni applicabili durante la prima fase di emergenza sanitaria, ma quest’obbligo ha provocato numerosi disagi. Non tutti gli studenti italiani hanno un pc, non tutte le famiglie hanno in casa una connessione internet in grado di sostenere il traffico online. Insomma, quel che doveva essere una mossa verso il futuro si è rilevata un’emergenza nell’emergenza. Il ritorno a scuola a settembre, visti i dati epidemiologici, sembra essere l’unica soluzione possibile per il futuro più prossimo.

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Il governo sembra andare in questa direzione. Sto alla teledidattica a partire dal prossimo anno scolastico e ritorno alle lezioni frontali (almeno per i più grandi). Lo ha detto Lucia Azzolina nella sua intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica: «Stiamo facendo tutto il possibile per riportare tutti, bambini e ragazzi, a scuola in presenza – ha detto la ministra dell’Istruzione -. È il mio obiettivo. Ovviamente il territorio nazionale è molto diverso, ci sono più di 8mila autonomie scolastiche e 40mila edifici. Noi daremo una cornice, delle linee guida e un pacchetto di strumenti . Ogni scuola dovrà poi declinare come far ripartire l’anno».

Ritorno a scuola a settembre, le parole di Lucia Azzolina

Il cantiere scuola è ancora aperto e ci sono ancora molte perplessità sul come i singoli istituti dovranno e potranno rispettare il protocollo per il ritorno a scuola a settembre. Le mascherine saranno obbligatorie – come confermato dal Cts -, i termoscanner non saranno necessari,ma la questione più delicata sembra essere quella del distanziamento sociale. Non tutti gli edifici italiani, infatti, hanno la possibilità di suddividere le classi a causa della mancanza di locali.

Il ruolo degli enti locali

E qui dovrebbero entrare in gioco gli enti locali: «Mettendo a disposizione sale comunali, orti botanici, parchi, teatri, cinema. Faremo degli accordi con loro e col terzo settore per fare in modo che la scuola riparta aprendosi al territorio. Quando non sarà possibile il distanziamento, porteremo gli studenti fuori. In altri Paesi europei già si fa».

(foto di copertina: da Di Martedì, La7)