L’inutile polemica di Rinaldi e della Lega sulle bandiere che non possono essere esposte al Parlamento europeo

di Redazione | 16/01/2020

Rinaldi
  • La polemica della Lega sulle bandiere al parlamento europeo

  • Rinaldi ha protestato sventolando il tricolore

  • Ma il regolamento fatto applicare da David Sassoli parla chiaro

Antonio Maria Rinaldi, eurodeputato della Lega, ha esposto la bandiera tricolore dai banchi del parlamento europeo. La motivazione di questa scelta sarebbe stata dettata dal fatto che il Parlamento Europeo vieterebbe l’esposizione in aula delle bandiere nazionali: «Io con orgoglio – ha detto Rinaldi – rispondo sventolando il Tricolore!». 

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Antonio Maria Rinaldi espone il tricolore in aula

Ovviamente, non è vietato esporre le bandiere nazionali. In aula, come ha ricordato anche l’europarlamentare del Pd Alessandra Moretti, i vessilli dei singoli Stati membri sono collocati alle spalle della presidenza: «Tutte le bandiere nazionali sono esposte dietro il banco di presidenza – ha scritto sui social netwrok -. L’aula del parlamento è la casa della democrazia non il circo. L’Italia si difende con il serio lavoro non strumentalizzando il tricolore».

L’inutile polemica della Lega sul tricolore al parlamento europeo

Inoltre, il punto 3 dell’articolo 10 del regolamento del Parlamento europeo specifica il divieto per i deputati di esporre striscioni in aula e, con essi, anche le bandiere nazionali, «che sono esposte – per tutti – alle spalle dei banchi della presidenza». Precedentemente, ai deputati era permesso di portare un piccolo vessillo nazionale sul proprio banco, sia a Bruxelles, sia a Strasburgo. Con la nuova presidenza di David Sassoli, però, si è cercato di far rispettare quello che semplicemente è il regolamento d’assemblea.

Per questo, l’esposizione dei vessilli fatta da Antonio Maria Rinaldi (che, tra l’altro, si è fatto fotografare con il tricolore al contrario) rappresenta una polemica priva di senso proprio all’origine: non è stato vietato nulla, anzi è stato dato seguito a un regolamento sul quale si era sempre sorvolato.