Rimborso abbonamenti e bonus mobilità, le regole nel decreto rilancio

di Gianmichele Laino | 14/05/2020

rimborso abbonamenti
  • Dal rimborso abbonamenti al bonus fino a 500 euro, come cambia la nostra mobilità

  • Le misure sono state inserite nel decreto rilancio

Ci sono delle misure sulla mobilità sostenibile anche dopo l’epidemia di coronavirus all’interno del decreto rilancio che è stato presentato nella serata di ieri da Giuseppe Conte, Roberto Gualtieri, Teresa Bellanova, Stefano Patuanelli e Roberto Speranza. In modo particolare, si parla anche di rimborso abbonamenti per chi non abbia usufruito dei mezzi pubblici in questi mesi di lockdown e di un bonus mobilità fino a 500 euro che rende possibile l’acquisto di biciclette e monopattini elettrici. Ma ci sono anche altri aspetti che vanno considerati relativamente alle abitudini della nostra vita quotidiana e agli spostamenti che ogni giorno eravamo abituati a fare.

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Rimborso abbonamenti nel decreto rilancio

Il rimborso abbonamenti, si diceva. Per tutti quei pendolari che hanno un abbonamento che, a causa dell’emergenza coronavirus, non sia stato sfruttato, sarà possibile richiedere un rimborso. Ovviamente, gli abbonamenti da rimborsare saranno soltanto quelli acquistati entro il 10 marzo e il rimborso varrà per il corrispettivo dell’abbonamento che non sia stato usufruito. Il rimborso abbonamenti vale per ogni tipo di trasporto pubblico.

Non solo rimborso abbonamenti: come funziona il bonus mobilità

Dal 4 maggio al 31 dicembre 2020, inoltre, sarà possibile per i cittadini dei comuni da 50mila abitanti in su godere di un bonus mobilità fino a 500 euro che possa permettere l’acquisto di biciclette (anche con pedalata assistita), monopattini e altri veicoli elettrici. Come funzionerà? Il bonus sarà pari al 60% della spesa sostenuta e mai comunque superiore ai 500 euro. Inoltre, non potrà essere richiesto in più tranche o più volte dallo stesso soggetto.

Inoltre, nel decreto rilancio sono previste modifiche sostanziali anche alle nostre abitudini più radicate, come quella di andare al lavoro ogni mattina. I lavoratori del settore privato che abbiano figli al di sotto dei 14 anni possono richiedere di svolgere le proprie mansioni in modalità smartworking. Anche in questo caso non dovrà esserci l’altro genitore che benefici già di sussidi o che non lavori e che, quindi, possa assistere i propri figli.