Quorum, la riforma costituzionale voluta da Lega e M5S mette il popolo contro il Parlamento

di Gianmichele Laino | 05/01/2019

referendum propositivo
  • Il 16 gennaio arriverà in aula la riforma costituzionale M5S-Lega

  • Fulcro della proposta, il referendum propositivo senza quorum

  • Un pericolo per la funzione legislativa del Parlamento

Il 16 gennaio, la riforma costituzionale targata Lega-M5S arriverà in aula per iniziare il dibattito. Punto focale di questa legge – questo governo osa lì dove si è arenata l’esperienza del Partito Democratico di Matteo Renzi – sarà l’inserimento in Costituzione del referendum propositivo, strada cercata anche nel tentativo fatto dalla legge costituzionale proposta da Maria Elena Boschi.

Referendum propositivo, il tentativo del M5S di esautorare il Parlamento

Ci sono due visioni opposte all’interno dell’esecutivo Lega-M5S: i pentastellati, infatti, vorrebbero che questo referendum propositivo, dopo la raccolta di almeno 500mila firme, si celebrasse senza quorum. La Lega, invece, vorrebbe fissare una soglia di validità, individuata in questo momento intorno al 33%, anche se questo dato non è ancora definitivo neanche nella proposta.

Paradossalmente, la proposta della Lega fungerebbe da contrappeso giuridico al referendum propositivo e, quindi, sarebbe in linea con i dettati della Costituzione. Cosa che, invece, un referendum propositivo senza quorum non potrebbe essere. Secondo l’idea del Movimento 5 Stelle, infatti, quest’ultimo rappresenterebbe il superamento definitivo della distanza tra il popolo e la politica fatta nei palazzi, un vero e proprio esperimento di democrazia diretta.

Le criticità del referendum propositivo voluto dal M5S

Come funzionerebbe il referendum propositivo voluto dal Movimeno 5 Stelle? Dopo aver raccolto 500mila firme, le Camere avrebbero 18 mesi di tempo per legiferare sulla materia oggetto del referendum propositivo. Se i parlamentari non dovessero prendere provvedimenti in merito, tuttavia, il referendum diventerebbe operativo, senza quorum. Ma anche nel caso in cui i parlamentari dovessero modificare la legge di iniziativa popolare, i proponenti potrebbero ritirare il provvedimento o chiedere di sottoporlo al voto.

Una sorta di derby popolo-parlamento, che rischia di esautorare ancora di più il ruolo delle Camere e della loro iniziativa legislativa. Tra un governo che andrebbe avanti a colpi di fiducia, che potrebbe contingentare i tempi per le discussioni in aula (come è avvenuto per la manovra economica) e con il popolo che avrebbe la possibilità di bocciare le leggi del Parlamento, ecco che il potere legislativo sarebbe completamente svuotato.

E senza il contrappeso del quorum, teoricamente, basterebbero poche migliaia di voti per ribaltare la decisione del Parlamento. Una logica à la Rousseau (la piattaforma online del Movimento 5 Stelle) che, tuttavia, difficilmente passerebbe al vaglio della Corte Costituzionale.

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI