Chiedevano il reddito di cittadinanza, ma avevano ville e Ferrari

di Gianmichele Laino | 23/01/2020

reddito cittadinanza
  • Su 237 istanze per il reddito di cittadinanza nella Locride sono state riscontrate irregolarità

  • La Guardia di Finanza ha accertato il possesso di ville e Ferrari per alcuni percettori o richiedenti

  • La critica del pentastellato Nicola Morra

La villa, la Ferrari. Poi c’era chi, addirittura, stava scontando una condanna in carcere, accusato di essere coinvolto in fatti legati alla criminalità organizzata. Queste persone avevano in comune una cosa: avevano presentato istanza per il reddito cittadinanza e, in alcuni casi, lo avevano anche ottenuto. La Guardia di Finanza ha fatto partire un’operazione che, nella Locride in Calabria, ha messo nel mirino ben 237 istanze per il reddito di cittadinanza e che ha ottenuto i riscontri appena sintetizzati.

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Reddito cittadinanza a Locri, avevano Ferrari e ville

Ma come è stato possibile? Nelle domande presentate, a quanto pare, mancavano alcuni dati fondamentali. Si parte dall’omissione della dichiarazione del coniuge non separato, e si arriva all’omissione della denuncia del possesso di redditi, di beni mobili (veicoli e moto) ed immobili (terreni e fabbricati).

Uno dei promotori della misura del reddito di cittadinanza, il pentastellato Nicola Morra che è anche a capo della commissione d’inchiesta parlamentare anti-mafia ha dichiarato: «Quando si fanno controlli veri emerge il marciume che c’è in Calabria. Adesso chi ha sbagliato paghi». Morra era già stato critico con il M5S nella regione, avendo chiesto ragione all’attuale candidato pentastellato alle regionali in Calabria, Francesco Aiello, della sua presunta parentela con una persona coinvolta in questioni di ‘ndrangheta e da tempo scomparsa. 

Le irregolarità sulle domande del reddito cittadinanza

Lo stesso Nicola Morra ha fatto capire, attraverso il tweet, che non possono escludersi a priori delle irregolarità nelle pratiche per ottenere il reddito di cittadinanza e che, una volta accertati questi problemi, è bene punire i responsabili. Resta il fatto che quanto accaduto in Calabria non rappresenta di certo un caso isolato. Anche a Bergamo, qualche mese fa, si era registrato l’ultimo caso di irregolarità relative alla percezione della misura assistenziale approvata nel corso del 2019. Questo per testimoniare che il malcostume, su questo aspetto, non ha aree geografiche predefinite.