Enrico Lucci si difende dopo le polemiche su Realiti: «Era un pischello, gli ho detto di studiare»

di Enzo Boldi | 11/06/2019

Realiti
  • Enrico Lucci racconta a La Stampa cosa è accaduto nel corso della prima puntata di Realiti

  • Spiega di aver invitato un pischelletto e non un boss della mafia, proprio per mettere in evidenza quel fenomeno

  • Ribadisce di avergli dato una lezione dopo le sue parole su Falcone e Borsellino

«In studio c’era un esibizionista, non un mafioso». Dopo le polemiche dei giorni scorsi, culminate con una nota ufficiale della Rai che si scusava per quanto accaduto durante la prima puntata della trasmissione Realiti, il conduttore Enrico Lucci prende la parola e difende il suo operato dalle critiche che gli sono cadute addosso per colpa di alcune frasi pronunciate da un ospite – il neomelodico catanese Leonardo Zappalà, in arte Scarface – sulla morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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«Ho invitato un neomelodico, un pischelletto che prima di entrare mi ha detto: ‘Io non sono mafioso, ma dicendolo ho più follower’ – ha raccontato Enrico Lucci a La Stampa -. Gli ho chiesto quali sono i suoi miti e poi gli ho consigliato di studiare, gli ho detto che non conosceva la storia. Anche Borrelli (il consigliere regionale campano dei Verdi, ndr) lo ha attaccato per il suo atteggiamento da gangster. Gli dico che la mafia è una merda e tento di trattarlo da padre. In fondo non avevo davanti Riina, ma un ragazzino ignorante».

Enrico Lucci difende il suo operato a Realiti

Nel corso della trasmissione però, qualcosa è andato storto, ma forse era altamente probabile viste la frase con cui Zappalà si è presentato a Lucci prima della sua entrata in scena a Realiti. Aveva detto di fare il mafioso per avere più follower e, come ovvia conseguenza, si è prodotto in frasi senza senso che hanno offeso la memoria di Falcone e Borsellino, dicendo che i due giudici erano consci delle conseguenze del loro lavoro e che «se ci piace il dolce, ci deve piacere anche l’amaro».

L’intento fallito dal programma

Lucci, a La Stampa, racconta di non aver capito immediatamente le parole del neomelodico per via del suo stretto dialetto calabrese, ma rivendica il fatto di avergli dato una lezione in diretta pochi istanti dopo, invitandolo a rimettersi sui libri e a studiare quella tragica pagina di storia. Il conduttore di Realiti, chiede scusa per quanto accaduto, ma ripete che il tutto sia stato decontestualizzato perché l’intento era completamente l’opposto: mettere in mostra le criticità di questo fenomeno dei neomelodici che inneggiano alla mafia per far capire quanto i loro messaggi siano sbagliati. Intento non riuscito.

(foto di copertina: ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)