«In Rai hanno dato incarichi alle amanti». Parola di Matteo Salvini dal pulpito di Facebook

di Enzo Boldi | 19/06/2019

Rai
  • Matteo Salvini allude allo spreco di denaro pubblico per far lavorare amanti in Rai

  • Non fa nomi, ma parla di meritocrazia che non è stata applicata sotto diversi aspetti

  • Un discorso giusto e legittimo, anche se non si capisce a chi faccia riferimento

Dopo le polemiche e la (nuova) divisione tra Lega e Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai sul doppio ruolo di Marcello Foa, Matteo Salvini è intervenuto con un video in diretta sulla propria pagina Facebook parlando di un sistema televisivo pubblico da cambiare e riformare per evitare gli sprechi di denaro fatti nel corso degli ultimi anni. E nel suo j’accuse arrivano parole taglienti – senza fare riferimento personale a nessuno – sui criteri di selezione per lavorare con e per conto della Rai.

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«È arrivato il momento del vero cambiamento, tagliando i maxi-stipendi, ridiscutendo il modello organizzativo della Rai – ha detto il leader della Lega e Ministro dell’Interno nel suo video in diretta su Facebook – e premiando i lavoratori interni che sono eccellenti e non capisco perché ci si debba affidare ad agenti esterni a produzioni esterne, magari al cugino, l’amico, l’amante. No, portiamo il merito anche nella Rai». L’accusa è grave: negli anni qualcuno è stato fatto lavorare con e per conto della televisione pubblica – quindi pagato con in soldi degli italiani e del canone che versano ogni anno – solamente perché era parente o amico di qualcuno di influente.

Salvini, la Rai e quel riferimento alle/agli amanti

Anzi, la mozione fatta da Matteo Salvini parla anche di un’altro aspetto che va tra l’emotivo e il sessuale. Il leader della Lega, infatti, parla espressamente di amanti che hanno lavorato in Rai non per merito, ma solo per quel ruolo e legame stretto con qualcuno. A chi facesse riferimento il ministro dell’Interno non è chiaro, anche perché non ha fatto nomi, ma solamente gettato la pietra scoperchiando quello che può essere considerato il classico vaso di Pandora.

La meritocrazia nella televisione pubblica

Sul futuro della Rai, comunque, Matteo Salvini ha ragione quando parla di meritocrazia. Ma questo discorso dovrebbe valere un po’ per tutti i settori del lavoro: dai ruoli di vertice di un azienda pubblica (o privata), passando per compiti di rappresentanza all’interno di uno staff comunicativo (o di altri settori). La televisione, in special modo quella pubblica, deve garantire che non avvengano assunzioni in base alle relazioni sessual-sentimentali di questo o quel personaggio. Anche perché, alla lunga, si rischia di perder credibilità.

(foto di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)