In Cina (e in Italia) il coronavirus era già diffuso prima dei casi conclamati

di Gianmichele Laino | 28/02/2020

quando è iniziato il coronavirus
  • L'analisi del contagio da coronavirus porta a pensare che sia comparso molto prima dei casi conclamati all'inizio

  • Questo vale per la Cina, ma il modello potrebbe essere applicato anche all'Italia

  • Lo studio scientifico pubblicato dalla Statale di Milano

C’è un primo studio scientifico sul coronavirus pubblicato sul Journal of Medical Virology e accessibile sul sito MedRxiv che è stata condotta nel dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell’Ospedale Sacco di Milano e nel Centro di ricerca di Epidemiologia e sorveglianza molecolare delle infezioni (Episomi), che fa capo all’Università Statale di Milano. Si parla di tempi di diffusione del coronavirus nel mondo, analizzando sia i virus isolati, sia la capacità di espandersi nelle aree dei vari focolai.

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Quando è iniziato il coronavirus: lo studio italiano

Lo studio italiano ha affermato che «l’origine dell’epidemia da Sars-CoV-2 può essere collocata tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019, quindi alcune settimane prima rispetto ai primi casi di polmonite identificati». Questo per quanto riguarda la Cina. I primi casi conclamati di coronavirus si sono verificati a dicembre, mentre sono stati in continua espansione nei primi giorni di gennaio, quando è scoppiata la vera e propria emergenza a livello mondiale.

Per questo motivo, l’epidemia – secondo lo studio – si è diffusa molto prima. Anche perché il numero dei casi studiati e poi messi in evidenza in Cina era troppo grande per non tener conto dei casi pregressi, ovvero quelli entrati in contatto con le persone già contagiate, nel tentativo di isolarle.

Quando è iniziato il coronavirus in Cina e in Italia

Stessa ipotesi che si applica, adesso, anche all’Italia. Probabile, secondo l’immunologo dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli, che il coronavirus in Italia circolasse ancor prima del caso del 38enne di Codogno che è stato identificato come paziente uno. Tant’è che non si è riusciti a risalire al paziente zero e che il gran numero di contagi registrato nei giorni successivi parrebbe essere legato a un’analisi a ritroso, con la ricerca di persone che sono entrate in contatto con i primi contagiati, in modo tale da circoscrivere il focolaio.

Ha inciso, inoltre, sulla diffusione del virus anche il fatto che all’inizio di dicembre, in Cina, il contagio avveniva da paziente a paziente. Successivamente, la capacità di contagio è stata quella di 2,6 pazienti in media per ogni persona contagiata. Questo significa che nella sua prima fase – presumibilmente precedente a quella dei primi casi accertati – il virus era molto meno potente di quanto non sia diventato successivamente, adattandosi a determinate condizioni ambientali.

Sorprende, inoltre, il gran numero di contagi nei primi giorni e il repentino rallentamento in quelli successivi. Inizialmente, il numero esponenziale dei casi era dovuto, probabilmente, al fatto che il virus fosse in circolazione già da diverso tempo. Poi, in seguito alle misure di sicurezza prese dalla Cina, il numero dei contagiati si è in percentuale ridotto. Verosimilmente, dunque, la stessa cosa potrà avvenire anche in Italia, dove nei prossimi giorni – quindi – dovremmo aspettarci un calo della curva dei contagiati.