Dall’inizio del contagio da coronavirus, la birra Corona ha perso 160 milioni. Ma non è come sembra

di Redazione | 28/02/2020

birra Corona e coronavirus
  • Il calo delle vendite di Birra Corona è solo temporalmente coincidente con il coronavirus

  • Ma non c'entra l'assonanza del brand con il nome del virus

  • Più che altro c'entrano le esportazioni verso la Cina, come è accaduto per altri marchi

Se vi siete imbattuti in alcuni titoli acchiappaclick, anche da parte di testate internazionali (un esempio, l’Independent: perché l’abitudine è diffusa anche oltre Manica), è bene che acquisiate anche queste informazioni in merito alla relazione tra il calo delle vendite della Birra Corona e lo scoppio dell’epidemia del coronavirus. Nell’ultimo quadrimestre – il peggiore da 10 anni a questa parte per l’azienda – il gruppo Anheuser-Busch In Bev (che possiede diversi marchi di birra: oltre alla Corona, anche Budweiser, Stella Artois e Beck’s) ha fatto registrare una contrazione di circa 160 milioni di dollari.

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Birra Corona e Coronavirus, la connessione

Il tutto, secondo quanto riportato da alcune fonti interne all’azienda, legato allo scoppio dell’epidemia in Cina. Ma attenzione: non c’è nessuna connessione tra il nome della birra Corona e la paura da coronavirus. Innanzitutto, perché le perdite riguardano l’intero gruppo e poi perché il mercato cinese era uno dei più floridi. La contrazione, al massimo, si è registrata in seguito a una diminuzione delle uscite da parte dei cittadini cinesi, che hanno smesso di frequentare locali, birrerie e ristoranti. Causando, per questo, anche la diminuzione del consumo di questo tipo di bevande.

Troppo ghiotta l’associazione Corona-coronavirus per essere sfuggita ai titolisti, dunque. Ma il nome, in questo caso, c’entra poco. Quella dell’azienda che produce la Corona è la storia di tante aziende che hanno da sempre legato i propri profitti all’esportazione, anche in paesi come la Cina. Carlos Brito, amministratore delegato del gruppo, ha ammesso: «La nostra attività riguarda in prevalenza i ristoranti, i locali della vita notturna, è collegata all’uscire con gli amici. Per questo abbiamo registrato un calo: quando tutto tornerà alla normalità, ci prepareremo per l’impennata. Guardando al futuro, siamo determinati a guidare la crescita attraverso la centralità del consumatore, l’eccellenza operativa e l’innovazione».

Tuttavia, la crisi dell’ultimo quadrimestre del gruppo ha avuto comunque delle conseguenze sulla gestione aziendale: la contrazione ha fatto abbassare i bonus ai manager del gruppo. Ma resta comunque l’ottimismo tra gli addetti ai lavori.