Protesta da bambino: oggi un adolescente saudita rischia l’esecuzione

di Daniele Tempera | 10/06/2019

  • Murtaja Qureiris è un ragazzo di 18 anni: è nelle carceri saudite da quando ne aveva 13

  • Secondo l'accusa avrebbe preso parte a proteste connesse con la "Primavera Araba" e assaltato, con il fratello, una stazione di polizia

  • L'appello di Amnesty International e della comunità internazionale per salvarlo

La denuncia arriva da Amnesty International e la storia è di quelle che fanno tremare i polsi. Murtaja Qureiris è un adolescente di 18 anni. È in carcere da quando di anni ne aveva 13 e ora rischia la pena di morte, un rituale che può prevedere rituali come decapitazione, crocifissione e persino squartamento. La sua colpa? Murtaja avrebbe preso parte a proteste e commesso crimini quando aveva appena 10 anni e “incitato alla sedizione”. E il timore che qualcosa di irreparabile stia per accadere è molto alto.


L’adolescente è infatti parte della minoranza sciita, una componente guardata con sospetto dalla maggioranza sunnita di un Paese retto da una rigida monarchia ultra-conservatrice di orientamento wahhabita (una forma estremamente rigida di Islam, che insiste su un’interpretazione letteralista del Corano). E a orientare i sospetti verso il peggio, come riportato dal Guardian, c’è l‘esecuzione di 37 uomini nello scorso aprile. Nella maggioranza si trattava di sciiti e fra di loro figurava anche un ragazzo arrestato ad appena 16 anni.

Il coinvolgimento di  Murtaja nella “Primavera Araba”

Come mostra un video esclusivo della CNN, Murtaja è stato “protagonista”, con altri ragazzi, di qualche innocua azione di protesta nel 2011, anno di massima esplosione delle cosiddette “Primavere arabe”. Ma il ragazzo è anche accusato di aver accompagnato suo fratello, attivista delle proteste di quei giorni, ad assaltare con bottiglie molotov una stazione di polizia nella città di Awamiya, nell’est del Paese.

Un’altra accusa è invece di aver partecipato alle proteste che sono seguite al funerale del fratello (ucciso per aver partecipato a manifestazioni anti-governative), deceduto quando il ragazzo aveva appena 11 anni.

Secondo fonti della CNN il ragazzo avrebbe respinto le accuse, argomentato che le sue confessioni sarebbero state ottenute sotto tortura. Non è chiara inoltre l’età in cui subentra la “responsabilità penale” nell’ordinamento del regime: nel 2006 l’Arabia Saudita sembrava averla alzata a 12 anni, secondo quanto riportato da Human Rights Watch. Un’evidenza legale che scagionerebbe Murtaja da ogni responsabilità legale, ma che sembra venire ignorata dalle autorità saudite. Quel che è certo è che la vicenda sembra inserirsi nell’ennesima campagna che le autorità saudite (sunnite) stanno lanciando contro le minoranze interne (sciite). Una vera e propria guerra dalla quale non viene risparmiato nessuno, nemmeno i bambini o gli adolescenti.