Sulla pelle dei profughi siriani: i gas lacrimogeni dei greci, il ricatto di Erdogan, l’Europa che si gira dall’altra parte

di Gianmichele Laino | 02/03/2020

coronavirus a Lesbo
  • La Turchia ha permesso a 13mila profughi siriani di attraversare il Paese e arrivare ai confini con la Grecia

  • La Grecia sta respingendo con la forza i profughi, violando anche disposizioni internazionali

  • Il raccapricciante silenzio dell'Europa

Fate largo, prepotentemente, alle immagini che arrivano dai confini tra Grecia e Turchia e dall’isola di Lesbo. Smettiamola per un attimo con la paranoia del coronavirus e cerchiamo di capire quello che sta succedendo a un popolo che, di fronte ai numeri del contagio in Italia e in Europa, non può che provare amarezza. Il bollettino di guerra, nelle aree dai cui arrivano i profughi siriani, recita bilanci ben più gravi. Cosa sta succedendo tra Turchia e Grecia? Perché, distrattamente, passa nella nostra timeline di Twitter un video in cui una bambina non riesce a respirare, cerca di vomitare, piange in braccio alla mamma? Perché vediamo centinaia di persone in fila, cercare di sfuggire alle manganellate dell’esercito greco sistemato sul confine come se dovesse difendere un fronte di guerra? Perché sentiamo parlare di Recep Tayyp Erdogan e del suo ricatto all’Unione Europea?

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Profughi siriani in Grecia, cosa sta succedendo

E soprattutto: perché l’Europa non sta facendo niente?

La situazione è questa. Dopo l’uccisione di 36 soldati turchi in un bombardamento siriano, il presidente turco ha deciso di attirare l’attenzione delle istituzioni mondiali attraverso un gesto che ha fatto discutere: ha aperto le frontiere a 13mila rifugiati siriani, che hanno attraversato il Paese e che adesso stanno premendo alle porte dell’Europa per superare i suoi confini e fuggire, definitivamente, dalla guerra chiedendo il diritto d’asilo.

Un ricatto, quello di Erdogan, che ha pensato di utilizzare i profughi siriani come una leva nelle contrattazioni con quell’Europa che, a suo modo di vedere, non ha fatto abbastanza nel conflitto turco-siriano per ricambiare quella sorveglianza che Ankara aveva offerto sui flussi migratori verso il continente. Una situazione in cui la tragedia umana viene utilizzata come merce di scambio per scopi politici. Già questo dovrebbe rappresentare una prima violazione di qualsiasi principio del vivere comune, di qualsiasi buon senso istituzionale. Già questa cosa meriterebbe, di per sé, una condanna.

Ma la situazione si è fatta più complessa quando queste 13mila persone, dopo aver attraversato la Turchia, stanno premendo per entrare in Grecia. Qui c’è stato l’ennesimo errore dell’Unione Europea che non ha saputo fronteggiare un’emergenza che, a questo punto, era stata annunciata. La Grecia si è trovata da sola a fronteggiare un flusso di profughi ingestibile per un unico Paese. E ha avuto il demerito di utilizzare il respingimento e la forza come unica soluzione. Da qui i video che vediamo sui social network, da qui le immagini di soldati che fronteggiano i disperati con armi e con gas lacrimogeni. A farne le spese, i più deboli: le donne, i bambini, persone che vagano cercando una corsa senza speranza verso un confine da valicare.

Le misure della Grecia contro i profughi siriani violano qualsiasi diritto internazionale

La Grecia ha annunciato la sospensione per un mese del diritto d’asilo. E ha spiegato che, nei prossimi giorni, respingerà tutti i profughi entrati irregolarmente nel Paese. Via terra, lungo il confine con la Turchia, ma anche via mare, dove tanti disperati si stanno affollando in queste ore sull’isola di Lesbo. Soluzioni che non hanno alcun fondamento in nessun tipo di diritto internazionale: nessuna delle mosse annunciate dalla Grecia è consentita dal diritto dell’Unione Europea, ma il governo di Atene ha affermato che avrebbe richiesto una dispensa speciale dal blocco. Anche i protocolli internazionali sulla protezione dei rifugiati, di cui la Grecia è firmataria, vietano tali politiche.

Dall’altra parte, resta soltanto il comunicato ufficiale della presidente della Commissione Europea Ursula von de Leyen, che ha annunciato che l’Unione Europea sta seguendo con attenzione la situazione, con un generico riferimento alla priorità all’aiuto a Grecia e Bulgaria, direttamente coinvolte dal flusso di migranti. Ma non è abbastanza. E sul confine dell’Europa c’è gente che urla di dolore. Mentre quell’idea di libertà rappresentata dall’insieme degli stati dell’Unione si affievolisce sempre di più.

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