Il primario di Codogno: «La mia collega ha scoperto il coronavirus nel paziente 1 forzando il protocollo»

di Redazione | 04/03/2020

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  • Il primario di Codogno Stefano Paglia ha interrotto il silenzio sulla gestione del primo caso di coronavirus in Italia

  • Ha affermato che soltanto la forzatura del protocollo ha portato alla scoperta del paziente 1

  • La ricostruzione inedita fornita al quotidiano La Repubblica

In questi giorni il primario Codogno Stefano Paglia è stato impegnato nella ground zero del coronavirus in Italia, il pronto soccorso dell’ospedale del centro del Lodigiano. Le sue dichiarazioni sono importanti, perché vengono fuori in un momento cruciale per la gestione dell’emergenza. E perché hanno in qualche modo una risposta per le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che aveva fatto intuire, qualche giorno fa, che c’era stato qualche problema nella gestione del paziente 1 nel pronto soccorso di Codogno. L’ospedale è al centro anche di un’inchiesta della procura di Lodi che punterà ad accertare la gestione dell’emergenza nelle primissime ore della scoperta del focolaio di coronavirus in Italia.

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Primario Codogno, la verità di Stefano Paglia sulla scoperta del coronavirus

Stefano Paglia ha scelto di parlare con il quotidiano La Repubblica, sottolineando un aspetto importantissimo che, fino a questo momento, non aveva avuto l’opportuna rilevanza. Il primario Codogno, infatti, ha spiegato come si è arrivati alla scoperta del coronavirus nel paziente 1, soprattutto dopo che – nei giorni precedenti – nella zona c’erano state una serie di polmoniti piuttosto sospette che, però, erano state curate con i trattamenti tradizionali.

«L’Italia ha scoperto l’epidemia – ha detto Stefano Paglia – grazie a una bravissima e anonima dottoressa, con qualità cliniche di altissimo livello». Ma perché si è arrivato a questo? Perché in quei giorni, i protocolli sanitari avevano predisposto i tamponi esclusivamente per le persone che, in qualche modo, erano entrate in contatto con la Cina o con cittadini cinesi. Il paziente 1, stando al racconto di Stefano Paglia, aveva negato per due volte relazioni sospette con la Cina. Per questo, quando si è presentato in pronto soccorso una prima volta non è stato sottoposto al tampone.

«Nel primo pomeriggio di giovedì 20, dopo il trasferimento dalla medicina alle terapie intensive, si è accesa la lampadina all’anestesista che ha salvato tutti dalla catastrofe – ha detto il primario -, forzando il protocollo di sicurezza». Ecco come l’Italia, dunque, ha scoperto che era in corso, sul proprio territorio, un focolaio di coronavirus. Il primario, che si è detto preoccupato non in relazione alla gravità della malattia, ma al modo in cui potrebbe reagire il sistema sanitario in queste ore, ha confermato che la priorità ora è quella di circoscrivere il contagio. Nei prossimi giorni, l’ospedale di Codogno – al momento sanificato – potrebbe essere disponibile a fungere da territorio libero da virus per dare una enorme mano nella gestione del picco.