Come i rettori del nord si lamentano per le iniziative delle università del sud per i propri studenti

di Ilaria Roncone | 12/07/2020

Le università di tutta Italia sono preoccupate per il nuovo anno accademico in cui – a causa della crisi aperta dalla pandemia e dal distanziamento sociale obbligato – si stima il 10-15% nelle immatricolazioni in meno in tutto il paese. Al sud le università stanno iniziando a proporre una serie di incentivi per gli studenti che rientrano dalle università nelle altre regioni o che scelgono di rimanere a studiare a casa, il tutto tra le proteste dei rettori del nord che parlano di concorrenza sleale. Si sta aprendo una vera e propria faida tra nord e sud, quindi, con opinioni agli antipodi.

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Gli incentivi delle università del sud

La regione Sicilia ha deciso di offrire 1.200 euro a tutti gli studenti che scelgono di rientrare da altre regioni. L’Università di Palermo nello specifico, poi, promette iscrizione gratuita – per quest’anno – a coloro che scelgono l’ateneo del capoluogo. Anche dalla Puglia arriva una scelta simile, con zero tasse per chi torna a studiare in regione (anche dall’estero). Queste idee sono valse la bocciatura del ministro dell’Università, che ferma subito: «Non conosco nel dettaglio questi incentivi, però non sono favorevole a misure che abbiamo una caratteristica di tipo territoriale, in qualsiasi posto vengano fatti. Dobbiamo garantire pari opportunità agli studenti e libertà di scelta». Le proteste del nord parlano di concorrenza sleale ma dal sud ribattono: «Si tratta di una normale forma di concorrenza, certo non sleale», sottolinea il rettore di Palermo.

Per il nord si tratta di «concorrenza sleale»

Il nord ribatte parlando di incostituzionalità di queste misure, con il presidente della Conferenza dei rettori che le definisce «politiche di corto raggio» e sostiene che «il tema non è tanto la concorrenza, ma non sottovalutare la capacità di scelta dei nostri studenti. La mobilità non può essere forzata, bisogna solo puntare sulla qualità. Nessun protezionismo o chiusura di confini può essere la soluzione». Dai rettori di Milano e Padova arrivano parole sulla stessa lunghezza d’onda, a sottolineare che non è diversificando le due realtà che si fa il meglio per gli studenti.