¿Ahora Podemos?

di Redazione | 12/11/2019

Podemos-Psoe

Podemos ha deciso, forse con una tornata elettorale di ritardo. Ci sarà un governo che metterà insieme la forza di Pablo Iglesias e il Psoe di Pedro Sanchez per provare a dare una linea esecutiva stabile alla Spagna. Oggi, l’accordo Podemos-Psoe tra le due forze della sinistra iberica è stato reso ufficiale dai due leader. Non sarà sufficiente, con ogni probabilità, per formare una maggioranza solida, a meno di non trovare consensi anche tra le forze indipendentiste catalane di sinistra.

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Podemos-Psoe, arrivato l’accordo

Al momento, sommando i seggi di Podemos e del Psoe, si arriverebbe a 155, lontani rispetto ai 176 necessari per avere la maggioranza assoluta. Tuttavia, l’accordo tra i due principali partiti della sinistra spagnola potrebbe essere un buon viatico verso l’aggregazione di altre forze più piccole che ne condividono i principi.

Podemos, nella scorsa tornata elettorale, pur essendo di poco più forte rispetto ai seggi conquistati in quest’ultima votazione, non aveva preso parte attivamente alla coalizione di governo guidata dai socialisti, garantendo l’appoggio esterno soltanto su alcuni provvedimenti condivisi. Troppo poco per far durare l’esperimento di Pedro Sanchez.

Perché l’asse Podemos-Psoe è storico

In Spagna, contrariamente a quello che viene riportato dai principali canali mediatici italiani, i blocchi di sinistra e di destra sono pressoché equivalenti: entrambi si attestano, infatti, intorno al 43-42%. Ovvio che, in questo contesto, il primo partito in parlamento abbia il compito di provare a formare un esecutivo.

«Grazie a tutte le persone che non hanno smesso di spingere per rendere possibile questo pre-accordo – ha detto Pablo Iglesias -. È tempo di lavorare per attuare urgentemente politiche che aiutano a migliorare la vita delle persone. Questo è ciò per cui siamo nati». Ha fatto eco il Psoe: «Abbiamo raggiunto un pre-accordo per formare un governo di coalizione progressista che pone la Spagna come riferimento per la protezione dei diritti sociali in Europa». L’abbraccio tra Sanchez e Podemos è a suo modo storico perché, dopo la fondazione del secondo partito avvenuta nel 2014, riunisce – sebbene solo in un preaccordo di governo – la sinistra spagnola. Che adesso potrà affrontare, compatta, l’avanzata sovranista di Vox.

È pur vero che questo accordo arriva con un certo ritardo. Probabilmente, una prova di compattezza tra le due forze di sinistra avrebbe favorito un esito migliore nelle urne, facendo da contraccolpo ancora maggiore rispetto al progresso di Vox, che ha approfittato del contemporaneo crollo di Ciudadanos (il cui leader Alberto Rivera si è appena dimesso, annunciando il suo addio alla politica). Non è mai troppo tardi per cambiare idea, evidentemente. Anche se le distanze tra Podemos e Psoe, che sono state evidenziate anche nell’ultima campagna elettorale, hanno davvero rischiato di portare le forze sovraniste a essere ancor più determinanti rispetto all’attuale quadro politico.

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