Pietro Grasso spiega la «differenza tra noi e loro»

di Gianmichele Laino | 28/07/2019

PIetro Grasso

La testimonianza più autorevole sulla pubblicazione della foto di Gabriel Christian Natale Hjorth è arrivata da Pietro Grasso. Che prima di affrontare la sua esperienza in politica, di diventare presidente del Senato e di tornare a ricandidarsi con il progetto di Liberi e Uguali, è stato un importante magistrato antimafia. Ha spiegato qual era il modus operandi di chi si occupava, negli anni Ottanta e Novanta, di combattere i boss mafiosi.

Pietro Grasso commenta la foto di Hjorth ammanettato e imbavagliato

Stiamo parlando di persone che hanno commesso stragi, di gente pluriomicida, di criminali che pianificavano (e realizzavano) attentati contro lo Stato. Ecco la sua versione dei fatti: «Quando arrestammo Bernardo Provenzano, o quando interrogai Giovanni Brusca, mi trovai davanti uomini che avevano commesso le stragi, fatto uccidere colleghi e amici, progettato il mio omicidio e il rapimento di mio figlio – ha scritto Pietro Grasso su Facebook -. Potete immaginare il mio stato d’animo. Ho sempre avuto chiaro però quale fosse il mio ruolo: quello di rappresentante dello Stato.
A Provenzano, catturato dopo 43 anni di latitanza, la prima cosa che chiesi fu: “ha bisogno di qualcosa?”; rispose che aveva bisogno di un’iniezione per curare la sua malattia, e rapidamente trovammo il modo di fargliela. Gli dimostrammo la differenza tra noi e loro: non ci si abbassa mai al livello dei criminali che si combattono, non ci sono e non devono esserci eccezioni».

Pietro Grasso e la differenza tra noi e loro

Secondo Pietro Grasso, invece, chi ha fotografato il ragazzo responsabile dell’orrendo omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega in una caserma, con gli occhi bendati e le manette ai polsi ha commesso almeno un paio di reati: «Penso che la foto di cui tutti parlano – ha scritto Grasso -, e che ovviamente mi guardo bene dal pubblicare, sia la prova di almeno un paio di reati, e probabilmente una buona arma in mano agli avvocati difensori dell’assassino». Poi, una riflessione sulla Lega e su Matteo Salvini che hanno quasi giustificato il comportamento dei carabinieri: «E’ pericoloso, sbagliato, e fa male al nostro Paese. Non posso nascondere di essere davvero preoccupato».

(Foto: ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI)