Cosa vuol dire Conte quando afferma che i nazionalismi sono un «piccolo mondo antico»

di Gianmichele Laino | 15/07/2020

piccolo mondo antico

Incassato il difficile accordo su Autostrade, il presidente del Consiglio si presenta in Parlamento in vista del Consiglio europeo dei prossimi giorni, dal 17 al 18 luglio. Giuseppe Conte ha riferito in merito ai suoi colloqui degli ultimi giorni nel tour europeo che lo ha portato a incontrare sia Pedro Sanchez in Spagna, sia Rutte in Olanda, sia – infine – Angela Merkel in Germania. Le sue parole sono tutte orientate alla cooperazione europea e al superamento dei nazionalismi, definiti piccolo mondo antico.

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Piccolo mondo antico, la citazione di Giuseppe Conte

Ma cosa ha voluto dire il premier con questa espressione? Innanzitutto, la citazione è di Antonio Fogazzaro. Piccolo mondo antico è infatti uno dei suoi romanzi più celebri, ambientato ai tempi della lotta per l’Unità d’Italia, soprattutto nella sua prima fase, quella che ruota intorno al 1848, alle rivolte nel Lombardo-Veneto (e non solo), alla ripresa austriaca e alla cancellazione delle libertà che in quei mesi convulsi erano state conquistate.

Parlando del Recovery Fund davanti ai deputati, infatti, Giuseppe Conte ha affermato: «Adesso sono i singoli Stati a essere richiamati a una maggiore responsabilità – ha dichiarato nel suo intervento – indicando i propri progetti di rilancio. Tocca ora a noi, capi di Stato e di governo, assumere una decisione altrettanto coraggiosa. Quando sono in pericolo le fondamenta dell’Ue, nessuno Stato può avvantaggiarsi a scapito di altri. In questo grave tornante della storia Ue o vinciamo tutti o perdiamo tutti».

L’avvertimento di Conte per i partiti sovranisti e per i paesi frugali

Da qui la definizione dei nazionalismi come ‘piccolo mondo antico’ e come uno strumento pericoloso per tutti. Un riferimento che non è solo all’esterno – a quei Paesi cosiddetti frugali che vorrebbero anteporre i propri interessi a quelli sulla tenuta dell’intera Unione Europea – ma anche alle spinte interne che arrivano dai partiti sovranisti che, sempre più spesso, chiedono un’Italia che faccia da sé. «Sono aspetti – ha chiuso il presidente Conte – portatori di paure che non ci conducono da nessuna parte».