Perché l’idea di un reddito minimo universale non sembra più un’utopia

di Daniele Tempera | 08/06/2020

  • In Spagna il governo si appresta a finanziare quasi 2 milioni di poveri con un reddito minimo garantito

  • Un'idea che si sta diffondendo in tutta Europa e in tutto il mondo per far fronte ai danni dell'epidemia da Covid-19

  • Dalla Corea del Sud alla Scozia: ecco come procede il dibattito nel mondo

Mentre in Italia non si spengono ancora le polemiche sul cosiddetto “reddito di cittadinanza”, nel resto del mondo la crisi da Covid-19 ha riportato alla ribalta l’idea di un reddito minimo universale in grado di sostenere le fasce più fragili della popolazione alle prese con i pesanti effetti collaterali dell’epidemia. Un’iniziativa che interessa tutto il mondo ma che, nel caso dell’Europa, avrà il suo esordio in Spagna dove il Governo si appresta ad attuare il primo tentativo di finanziare con reddito universale minimo di 1.108 euro al mese, circa 2 milioni e mezzo di cittadini poveri.

L’iniziativa è resa necessaria dai postumi della crisi innescata dal Covid-19 che si è abbattuta duramente anche sula penisola iberica. I  più critici affermeranno che esiste una differenza tra “reddito minimo universale” e l’iniziativa spagnola, che assomiglia molto più al cosiddetto “reddito di inclusione” varato nel dicembre 2017 dal Governo Gentiloni, e destinato alle fasce più deboli della popolazione. È certo però che è la prima misura strutturale di questo tipo, da parte di un governo europeo, per cercare di contrastare gli effetti avversi dell’epidemia, mentre nel Vecchio Continente si moltiplicano gli stimoli come quello dell’associazione Jean-Jaurès in Francia  o come l’affermazione del Primo Ministro Sturgeon in Scozia.

Dalla Corea del Sud all’India: il dibattito nel mondo

E se il dibattito è acceso in molti paesi occidentali, anche in Asia, dove molti paesi si trovano ad affrontare i postumi della crisi da Covid-19, si comincia a discutere dell’idea. I maggiori politici di destra e sinistra si stanno confrontando nel Paese asiatico sull’opportunità di introdurre un reddito minimo di base, l’ex primo ministro Lee Nak-yeon, leader del Partito Democratico coreano, tra i favoriti delle elezioni del 2022 ha dichiarato recentemente: «Capisco che il reddito di base universale è un tema caldo e auspico il dibattito sui suoi pro e i suoi contro. Bisogna capire se rimpiazzerà o sarà un complemento dei nostri programmi di Welfare e come faremo ad assicurarci i fondi per sostenerlo e portarlo avanti».

In India il dibattito è sollevato nientemeno da Uday Kotak, banchiere miliardario, tra gli uomini più ricchi del mondo che ha recentemente dichiarato: «Abbiamo bisogno di muoverci verso la sicurezza sociale. È qualcosa che i cittadini indiani chiederanno sempre di più in futuro ed è un dibattito da portare avanti assieme alla proposta di un reddito minimo universale e su come sostenerlo».

L’impressione è che l’epidemia abbia cambiato il mondo per sempre: un’evidenza di cui si accorgono ormai tutti, anche i cosiddetti “padroni del vapore”. Se questa evidenza porterà o meno un cambiamento stabile è presto per dirlo: quel che è certo è che il dibattito, specialmente nei prossimi mesi, non potrà più essere eluso.