Paragone non lascia il M5S: «Ma si è esaurito il rispetto verso colleghi e piattaforma Rousseau»

di Enzo Boldi | 11/09/2019

Paragone
  • Dall'inizio della crisi di governo, Gianluigi Paragone ha spesso mutato le sue posizioni

  • Da sempre contrario all'alleanza con il Pd, però il metronomo ha spesso toccato punti distantissimi

  • Alla fine si è astenuto dalla fiducia, ma non si è dimesso dal Movimento 5 Stelle

Alla fine la scelta è caduta in una via di mezzo: l’astensione dal voto di fiducia al governo Conte-2 a Palazzo Madama, ma con annessa permanenza all’interno del Movimento 5 Stelle. Gianluigi Paragone ha deciso di proseguire la sua avventura politica rimanendo nel gruppo parlamentare pentastellato, con la promessa di non fare sconti al nuovo Esecutivo con il Partito Democratico dopo la mossa di martedì al Senato. E, intervistato da Agorà su RaiTre, Paragone è stato un fiume in piena contro i colleghi M5S e la piattaforma Rousseau.

Sarà, dunque, un battitore libero. Sempre che i vertici del Movimento 5 Stelle gli consentano di poter rimanere nel gruppo parlamentare senza appoggiare questo nuovo governo. «Non esco dal M5S perché mi auguro che nel Movimento sia consentita l’eresia – ha detto Gianluigi Paragone, senatore pentastellato, ad Agorà su RaiTre -. Ove mai non fosse consentita un’eresia mi indicheranno la porta di ingresso e andrò».

Paragone resta nel M5S

Una strategia ben delineata che porterà il Movimento 5 Stelle a fare l’eventuale passo per la sua cacciata e non il contrario. Il tutto dopo aver ripetutamente contrastato questa alleanza con il Partito Democratico che il senatore e giornalista continua a ritenere sbagliata per via di tutte le battaglie fatte negli anni dai pentastellati contro quello che è stato più volte definito il «Partito del potere o delle poltrone».

Il rispetto esaurito per la piattaforma Rousseau

Ma la poltrona, quella di Paragone, per il momento resta dov’è nonostante le parole pronunciate in un’intervista pubblicata da Il Corriere della Sera in quel caldo sabato 24 agosto, quando si era detto pronto a lasciare il suo scranno a Palazzo Madama per tornare a fare il giornalista. Poi qualche capriola per confondere le idee, fino alle decisione presa sulla piattaforma Rousseau: «L’ho rispettata a tal punto di aver voluto cambiare il mio no in astensione, ma non è un’astensione che varrà per sempre. Il rispetto per la piattaforma Rousseau e il rispetto verso i colleghi ieri si è esaurito».

(foto di copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)