Perché Papa Francesco rischia la «dannazione eterna»

12/11/2019 di Gaia Mellone

Una lettera firmata da 100 studiosi, laici e religiosi, avverte Papa Francesco del rischio della «dannazione eterna» per essersi macchiato compiendo «atti sacrileghi». Nel documento di protesta si invita il Santo Padre a pentirsi il prima possibile.

Perché Papa Francesco rischia la «dannazione eterna»

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Il Santo Padre si sarebbe macchiato di «atti sacrileghi» che potrebbero costargli la dannazione eterna. È quanto scritto in una lettera di “protesta” firmata da cento «chierici, studiosi e intellettuali cattolici» che protestano e condannano «gli atti sacrileghi e superstiziosi commessi da Papa Francesco, il Successore di Pietro, durante il recente Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma». Nel testo della lettera, riportata in parte da Adkronos, vengono elencati gli atti di cui Papa Francesco dovrebbe pentirsi al più presto.

Molti degli atti condannati sono legati a quella che nella lettera viene descritta come «l’adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama». Trattasi della statuetta sottratta da ignoti dalla chiesa di Santa Maria in Trasportina proprio durante il Sinodo sull’Amazzonia, e poi gettata nelle acque del fiume Tevere.

Tra gli “atti sacrileghi” figura però anche il discorso tenuto da Papa Francesco a proposito del ‘Documento sulla Fraternità Umana’ siglato dal Pontefice e dal Grande Imam della moschea di Al-Alzhar lo scorso 4 febbraio. In esso viene affermato che «il pluralismo e la diversità di religioni, colore, sesso, razza e linguaggio sono voluti da Dio nella Sua saggezza, attraverso la quale ha creato gli esseri umani. Questa saggezza divina è la fonte da cui discende il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi». Nella lettera però i firmatari evidenziano come «il coinvolgimento di Papa Francesco nelle cerimonie idolatriche» indichi che «egli intendeva dare a questa affermazione un senso eterodosso, il quale consente che l’adorazione pagana di idoli venga considerata un bene voluto da Dio in senso positivo». In più il Papa avrebbe dato una accezione positiva parlando della natura permissiva di Dio, intendendo che la tolleranza nei confronti dell’esistenza di diverse religioni non sia permessa così come viene permessa «l’esistenza del male in generale» ma con l’implicazione che « Dio permette l’esistenza di tante religioni perché sono buone», concetto che, secondo i firmatari, viola il primo comandamento, ovvero “Non avrai altro Dio al di fuori di me”.

«Con immenso dolore e profondo amore per la Cattedra di Pietro, – continua quindi la missiva di protesta-  imploriamo Dio Onnipotente di risparmiare ai membri colpevoli della Sua Chiesa sulla terra, la punizione che meritano per questi terribili peccati. Chiediamo rispettosamente a Papa Francesco di pentirsi pubblicamente e senza ambiguità, di questi peccati oggettivamente gravi e di tutte le trasgressioni pubbliche che ha commesso contro Dio e la vera religione, e di riparare questi oltraggi». Invito al pentimento rivolto anche «a tutti i vescovi della Chiesa Cattolica» a cui viene richiesto «di rivolgere una correzione fraterna a Papa Francesco per questi scandali, e di ammonire i loro greggi che, in base a quanto affermato dall’insegnamento della fede Cattolica divinamente rivelato, se seguiranno l’attuale Papa nell’offesa contro il Primo Comandamento, rischiano la dannazione eterna».

La risposta del Vaticano

Dopo la pubblicazione della lettera è arrivata la risposta del Vaticano alle accuse mosse dagli studiosi firmatari. Tramite un articolo apparso su l’Osservatore Romano per firma del vescovo di San Cristobal de las Casas, Felipe Arizmendi Esquivel, che spiega in un lungo articolo che il Papa non ha infranto alcun comandamento. Non si è trattato in alcun modo di «idolatria» o «adorazione della “madre terra” e di altre “divinità”» poiché la Pachamama è simbolo «i di realtà ed esperienze amazzoniche, con motivazioni non solo culturali, ma anche religiose» ma comunque «non di adorazione, perché questa si deve solo a Dio». «È una grande impudenza condannare il Papa come idolatra – continua Esquivel – perché non lo è stato né lo sarà mai. Al termine della cerimonia nei giardini vaticani, gli hanno chiesto una parola e lui si è limitato a pregare con il Padrenostro. Non c’è altro Dio all’infuori del nostro Padre celeste».

 

(Credits immagine di copertina: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

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