I rischi dei rifugiati siriani che coltivano in Turchia le nocciole usate dalla Nutella

di Redazione | 29/04/2019

Nutella
  • Il viaggio del New York Times nei noccioleti della Turchia

  • Ecco dove avviene l'approvvigionamento di colossi come Ferrero e Nestlé

  • Le norme basilari del diritto dei lavoratori, tuttavia, non vengono rispettate

Un viaggio attraverso i villaggi della Turchia che producono nocciole. L’inchiesta del New York Times va a esplorare lo stile di vita di centinaia di rifugiati siriani che accettano condizioni di lavoro al limite della sopravvivenza per poter ottenere poche decine di lire turche al giorno. Secondo il prestigioso quotidiano newyorkese, il 70% di queste nocciole viene utilizzato dalle principali compagnie dolciarie di tutto il mondo. Tra queste anche la Ferrero, che le impiega per produrre la sua Nutella: la crema spalmabile più famosa al mondo.

Nutella, l’inchiesta del NY Times sulle nocciole della Turchia

Il NY Times ha intervistato uno di questi lavoratori, che ha dichiarato di guadagnare circa 50 lire turche al giorno, l’equivalente di 10 dollari americani. Inoltre, ha raccontato le insidie del mestiere: i terreni inclinati, il timore di cadere nel vuoto, il rischio di incidenti sul lavoro che decimano i lavoratori che non hanno garanzie.

Sorprende come delle multinazionali – che hanno nell’etica uno dei punti di forza della propria propaganda – possano accettare dei compromessi così alti per avere delle materie prime a un costo inferiore. Per questo motivo, il NY Times ha interpellato la Ferrero che assicura di condurre delle indagini piuttosto approfondite sul sistema di approvvigionamento delle proprie materie prime. Ma l’azienda italiana non è l’unica a lavorare le nocciole che arrivano dalla Turchia: con lei, infatti, c’è anche la Nestlé e la Godiva.

Tuttavia, secondo l’inchiesta del NY Times, per la Ferrero – acquistando un terzo delle nocciole provenienti dalla Turchia – non sarebbe possibile monitorare tutta la filiera della produzione di questa materia prima. In molti casi – è la denuncia del NY Times – nei noccioleti della Turchia trovano lavoro anche minorenni.

I bassi standard di lavoro delle aziende che producono nocciole in Turchia

«In sei anni di monitoraggio, non abbiamo mai trovato una sola azienda di nocciole in Turchia in cui siano rispettati tutti gli standard di un lavoro dignitoso» –  ha affermato Richa Mittal, direttore del settore innovazione e ricerca per la Fair Labor Association che si occupa di monitorare i diritti dei lavoratori in diverse aree del pianeta. Per le grandi multinazionali del cioccolato, inoltre, sembra essere impossibile evitare il mercato turco per l’acquisto di nocciole: una mirata politica risalente agli anni Trenta fece in modo che in questa nazione si concentrassero le più ampie produzioni di nocciole nel mondo, soprattutto sulle coste del Mar Nero, a causa delle condizioni favorevoli presenti nell’area.

Orari di lavoro che vanno dalle sette del mattino alle sette di sera, infortuni sul lavoro, salari bassi, impiego dei minori. Sono solo alcuni dei problemi che coinvolgono le aziende agricole che producono nocciole in Turchia. Il NY Times evidenzia che la Ferrero non ha fatto nomi di suoi fornitori di nocciole. Secondo il quotidiano, tuttavia, per la legge dei grandi numeri è praticamente impossibile imbattersi in almeno un’azienda che non rispetti gli standard minimi della dignità dei lavoratori.

(Credit Image: © John Wreford/ZUMA Wire)

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