Ma anche le minacce al giornalista sono «un errore da papà?»

di Gianmichele Laino | 31/07/2019

moto d'acqua

Ci sono stati diversi elementi indagati all’interno della questione moto d’acqua della polizia a Milano Marittima. Si sono evidenziate le responsabilità del ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha fatto partire il meccanismo, scattandosi foto con gli agenti e permettendo al proprio figlio minorenne di farsi un giro sul mezzo della Polizia di Stato. Si è parlato di un’indagine della Questura di Ravenna per accertare eventuali irregolarità che sono state commesse. Si è parlato, soprattutto nei commenti, dell’influenza che Matteo Salvini esercita sulla Polizia di Stato.

Moto d’acqua, cosa è successo con il giornalista Valerio Lo Muzio

Ma non è stato evidenziato che due persone – che inizialmente si erano mostrate in atteggiamenti propri di agenti di polizia (come, ad esempio, chiedere le generalità) – hanno di fatto impedito a un giornalista, nella fattispecie a Valerio Lo Muzio di Repubblica, di fare fino in fondo il proprio dovere. I cittadini andavano informati o no di quanto accaduto sulla spiaggia di Milano Marittima? E se sì, perché due persone hanno cercato in tutti i modi di impedire a un giornalista di girare quelle immagini?

Moto d’acqua, nessuna parola di Salvini sull’intimidazione al giornalista

Tanto più che, in un secondo momento, i due hanno affermato di non essere due agenti della polizia e di portare in disparte il giornalista per «fargli capire chi siamo». Un atteggiamento ai limiti, che non può passare inosservato. Nella serata di ieri, Matteo Salvini è intervenuto subito con una nota, affermando che il fatto di aver messo il proprio figlio su una moto d’acqua della Polizia di Stato era semplicemente un «errore da papà».

Ma ancora non ha detto nulla sul giornalista intimidito da due persone che mostravano una certa familiarità con la polizia che stava circondando Matteo Salvini in quel momento. Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, che ha affermato: «Anziché difendere la polizia da un suo errore di padre Salvini avrebbe dovuto stigmatizzare il comportamento di chi ha provato ad impedire il legittimo esercizio del diritto di cronaca. Su questo dal giornalista professionista e ministro dell’Interno ci aspettiamo delle scuse».

Sarebbe opportuno, in effetti, in ossequio alla libertà di stampa che ancora dovrebbe essere in vigore nel nostro Paese, prendere una posizione in merito. O anche questo è stato semplicemente un «errore da papà»?