«I morti di Brescia e di Bergamo, se avessero potuto parlare, ci avrebbero detto di ripartire e farlo per loro»

di Gianmichele Laino | 30/04/2020

morti bergamo e brescia

Nell’intervento portato avanti da Matteo Renzi al Senato, con il quale il leader di Italia Viva ha voluto lanciare il suo ultimatum al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha affrontato diversi punti. Il primo: quello della sua idea di ripartenza e di riaperture degli esercizi commerciali. Il secondo: quello della legittimità costituzionale degli atti presi dal presidente del Consiglio. Il terzo: l’ultimatum di cui sopra. Ma nel primo punto, Matteo Renzi si è lasciato andare un po’ troppo con la retorica, soprattutto quando ha evocato i morti Bergamo e Brescia.

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Morti Bergamo e Brescia, l’appello di Matteo Renzi

«Quando diciamo di riaprire – ha detto Matteo Renzi in un passaggio controverso del suo intervento in Senato -, onoriamo quella gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, che ci avrebbe detto, se avesse potuto parlare, ripartite anche per noi». Insomma, giustificare la voglia di far riavviare il motore economico del Paese partendo dal dramma delle singole famiglie che hanno perso i propri cari in una delle aree più colpite dal coronavirus, ovvero quella delle province di Brescia e di Bergamo.

Un artificio retorico di cui si sentiva poco il bisogno. Al momento, tante famiglie in Lombardia (che resta la regione che ha pagato il tributo più alto al coronavirus con le sue 13.575 vittime) stanno piangendo i propri cari a cui non hanno potuto garantire nemmeno l’ultimo saluto. Dare loro voce, collegandoli all’emergenza economica prima che sanitaria non sembra essere stata una operazione particolarmente apprezzata dalla critica.

E dire che Matteo Renzi ha subordinato all’abbandono della linea populista da parte di Giuseppe Conte il suo appoggio al governo.