Rula Jebreal e il suo monologo a Sanremo 2020 tra le lacrime citando gli uomini per bene

di Thomas Cardinali | 05/02/2020

polemiche Rula Jebreal

Rula Jebreal era molto attesa e non ha lasciato delusi il pubblico e anche la sala stampa con uno dei momenti più commoventi del festival. Arriva e legge parole su un libro nero e uno bianco, sul primo di dolore e sul secondo frasi di gioia: “Lei aveva la biancheria intima, si ricorda di aver cercato la pillola quella mattina, se le donne non vogliono essere stuprate devono vestirsi come poco di buono. queste sono solo poche delle frasi dette alle donne vittime di violenza. Noi donne non siamo mai innocenti, perché denunciamo troppo tardi, siamo troppo belle o troppo belle”. Poi prosegue il monologo Rula Jebreal contro la violenza sulle donne.

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Poi cita Battiato con le parole della Cura: “Sono cresciuta in un orfanotrofio, noi bambine tutte le sere ci raccontavamo le nostre storie. Erano favole tristi che toglievano il sonno. Ci raccontavamo delle nostre madri spesso stuprate e uccise. Ogni sera prima di dormire celebravamo il dolore. Amo le parole e ho imparato a credere alle parole e non ai fucili. Poi però ci sono i numeri. Negli ultimi tre anni sono più di 3 milioni le donne che hanno subito violenza su posti di lavoro, una donna ogni 15 minuti subisce violenza. Ogni 3 giorni viene uccisa una donna, la scorsa settimana sei. Il carnefice spesso ha le chiavi di casa, ci sono le sue impronte sullo zerbino e le sue labbra sul bicchiere in cucina”.

 

Il commovente monologo Rula Jebreal a Sanremo 2020

Rula Jebreal poi cita anche La Donna Cannone, prima di  tornare al libro nero delle violenze: “Mia madre si è suicidata dandosi fuoco, ma il dolore è una fiamma nera che ha cominciato ad annerire i vestiti già da adolescente. Il suo corpo era stato il luogo della tortura. Mia madre è stata violentata prima da un uomo e poi da un sistema che non ha consentito di denunciare, le ferite valgono di più se non si è credute. L’uomo aveva le chiavi di casa”. Poi torna a citare le canzoni e tocca a Sally, di Vasco Rossi, una delle canzoni più intime del rocker. Torna al libro nero della cattiveria e della vergogna: “Quante volte noi donne siamo state come Sally? Ora mentre vi parlo c’è una donna che cammina schiacciata dal senso di colpa, ma non avete nessuna colpa. mentre Franca Rame venne violentata nel 1973 aveva deciso di stare calmo attaccandosi alla musica e lo citava nel monologo lo stupro. Le canzoni che ho citato sono tutte scritte da uomini. È possibile trovare le parole giuste, raccontando rispetto e amore. Dobbiamo lottare, urlare da ogni palco anche quando ci diranno che non è opportuno. Sono diventata la donna che sono grazie a mia madre e a mia figlia Viral che è seduta in mezzo a voi”.

Gli uomini per bene

Tanti applausi. Continua: “Lo devo a loro, lo dobbiamo a tutti noi e agli uomini per bene. Lo dobbiamo all’idea di libertà. Uomini lasciateci essere quelle che vogliamo, madri o no, casalinghe o donne in carriera, siateci complici”. Tanti applausi. “Sono stata scelta stasera per celebrare la musica e le donne, ho messo il mio miglior vestito ma il vero senso è nelle parole giuste. Domani chiedetevi pure com’era vestita la Jebreal, ma non chiedete mai più a una donna stuprata com’era vestita. Mia madre non ce l’ha fatta e così tante donne. Non vogliamo più avere paura. essere vittime, orfane o un accessorio. Lo dobbiamo a tutte noi, lo devo a me stessa e alle bambine perché nessuno può toglierci il diritto di addormentarci con una favola. Vogliamo essere silenzi, rumore, musica”. Questo il monologo Rula Jebreal, senza alcun riferimento alla politica.

(foto di copertina: da Festival di Sanremo, Rai1)