Ma ci rendiamo conto di quanto sia surreale la colpevolizzazione della moglie di Mario Bressi?

di Redazione | 28/06/2020

moglie mario Bressi

Ci sono stati alcuni errori, anche da parte della stampa, nella diffusione della notizia legata all’omicidio-suicidio di Margno. Sta circolando, ad esempio, un tweet dell’agenzia Ansa in cui si riporta, nell’eccessiva semplificazione che il linguaggio del social network di Jack Dorsey comporta, come causa del gesto di Mario Bressi (che ha ucciso i suoi due gemelli Diego ed Elena, prima di togliersi la vita) la fine della relazione con la moglie Daniela. Questa visione troppo superficiale di un delitto efferato, che potrebbe anche essere stato pianificato nei minimi dettagli, ha sollevato dibattiti surreali sui social network.

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Moglie Mario Bressi, il surreale dibattito sui social

Nel tentativo di dare una spiegazione all’irrazionale (un genitore non può mai, mai, mai uccidere i propri figli), si descrive l’uomo di 45 anni come una persona mai sopra le righe, come padre di famiglia esemplare, come persona accecata dalla rabbia perché la moglie lo stava lasciando. Partendo dalla premessa che la compostezza nell’agire sociale non sempre evita comportamenti contrari a ogni tipo di logica, sembra davvero surreale colpevolizzare la moglie di Mario Bressi, Daniela, per quanto accaduto.

Le persone che colpevolizzano la moglie Mario Bressi

Ancora una volta di più assistiamo all’involuzione del pensiero comune, in cui vige ancora la gerarchizzazione della famiglia con il padre a fare da capo, dominus del focolare, persona che – come scrivono in tanti sulla bacheca di Mario Bressi (che ancora non è stata chiusa, altra scelta infelice visti i tempi che stiamo attraversando) – aveva aveva «costruito la famiglia» fino a quando «la moglie per noia o per capriccio decide di cambiare vita». Fare leva sulla sua disperazione per il divorzio imminente, a parziale giustificazione di quanto fatto. Si leggono commenti come: «Questo uomo aveva bisogno di aiuto e nessuno lo ha capito, il male oscuro è dentro ognuno di noi quando si impossessa del nostro corpo», oppure «Chissà che cosa t’aveva fatto tua moglie per farti uscire di testa in questa maniera».

Non sembra esserci rispetto per l’accaduto, non sembra più esserci timore nell’esprimere pensieri che – un tempo – non trovavano sfogo nell’agone pubblico. Una volta ci si vergognava persino di manifestare idee come questa. Invece, adesso, tutto sembra essere lecito, tutto sembra anzi conseguente all’idea di un presunto valore che demonizza i divorzi, le scelte individuali, l’idea di nido standard che siamo stati abituati ad associare alla famiglia. Il chiacchiericcio sulle vite di due poveri ragazzi innocenti, il peso inutile delle parole su una donna: basterebbe questo a far desistere qualsiasi persona dall’esprimere opinioni a vanvera. E invece no.

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