La (mancata) strategia della Svezia l’ha resa prima in Europa per tasso di mortalità da Covid-19

La strategia della Svezia la conosciamo noi e la conosce il mondo intero. La scelta del paese di non imporre un vero e proprio lockdown ma di affidarsi al buon senso e alla sensibilità dei cittadini sta evidenziando sempre più enormi criticità. A partire da numero di morti. In Svezia, ancora adesso, la stragrande maggioranza di aziende, bar, ristoranti e scuole è rimasta aperta e il solo provvedimento adottato è stato impedire gli incontri di oltre 50 persone a fine marzo. Secondo una ricerca e le statistiche di «Our World In Data» – che arrivano dall’Università di Oxford – il modello Svezia ha portato il paese ad essere il primo in classifica in Europa – e tra i primi al mondo – per numero di decessi causati dal coronavirus procapite.

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Mortalità coronavirus Svezia: 6,25 decessi al giorno per milione di persone

Il dato è alto, soprattutto se messo in relazione con quello di altri paesi più popolosi (compreso il nostro). Se l’Italia in questa classifica dimostra la bontà delle misure che ha scelto di adottare, la Svezia sta dalla parte opposta con i suoi 6,25 al giorno ogni milione di persone. La prova, in sostanza, che il modello svedese non sta funzionando. Dopo la Svezia troviamo il Regno Unito (media di 5,75 decessi al giorno per milione di persone), seguito da Belgio (4,6), Francia (3,49) e Italia, in coda alla classifica con i suoi 3 morti in media al giorno per ogni milione di persone. Nonostante siano stati registrati meno contagi rispetto a moltissimi altri paesi del mondo, la Svezia è tra i primi per il numero di vittime in relazione alla quantità di cittadini presenti sul territorio.

«Tra un anno le cifre saranno simili, indipendentemente dalle misure adottate»

Queste le parole di Johan Giesecke, ex capo epidemiologo svedese e ora consigliere sanitario dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’intento delle sue parole è quello di difendere la politica del paese nel contrasto al coronavirus. Secondo la sua opinione «c’è molto poco che possiamo fare per prevenire i contagi. Un blocco potrebbe ritardare i casi gravi per un po’, ma una volta alleviate le restrizioni, i casi riappariranno». Proprio in virtù di questo la sua convinzione è che «quando conteremo il numero di morti per Covid-19 in ciascun Paese tra un anno, le cifre saranno simili, indipendentemente dalle misure adottate». Bloccare tutto a livello nazionale ha solo l’effetto di ritardare l’inevitabile, ovvero l’aumentare dei casi e dei morti.

(Immagine copertina di @peteriveyphotography da Unsplash)

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