Il MeToo ora travolge McDonald’s

di Gaia Mellone | 21/05/2019

  • McDonald's detiene uno dei più alti tassi di molestie sessuali sul luogo di lavoro negli Usa

  • Moltissime le dipendenti che hanno subito molestie sessuali, discriminazione e ritorsioni dio aver segnalato gli abusi

  • A raccogliere il loro appello è il fondo legale nato dopo lo scandalo di Harvey Weinstein

Time’s Up e MeToo vogliono continuare la lotta contro le molestie sessuali e la disparità di genere iniziata dentro Hollywood, e ora prendono di mira la catena di fast food McDonald’s. I legali hanno raccolto molte testimonianze di dipendenti che avevano denunciato moleste, discriminazione e ritorsioni all’interno dei ristoranti della catena.

Il MeToo travolge Mcdonald’s

La causa contro il colosso del fast food sarà un importante test per i movimenti e per i loro legali: si tratta infatti della causa più grande intrapresa negli ultimi anni contro McDonald’s. Da quando emerse lo scandalo legato ad Harvey Weinstein, il fondo di difesa legale del valore di 25milioni di dollari, ospitato presso il National Women’s Law Center di Washington, ha ricevuto quasi 5.000 richieste di assistenza, e gli appelli provengono  sopratutto da lavoratori sottopagati. Il direttore del fondo Sharyn Tejani ha confermato che è stato deciso di investire nelle cause legate a McDonald’s.

I proprietari dei ristoranti di McDonald’s inclini alle molestie, l’azienda: «Non possiamo esserne responsabili»

La catena di fast food con la M dorata, secondo quanto riporta il New York Times,  detiene infatti uno  dei più alti tassi di molestie sessuali sul luogo di lavoro. Il 40% delle donne lavoratrici nella catena ha confermato di aver subito almeno una molestia, e una si cinque ha aggiunto di aver dovuto pagare le conseguenze per averlo segnalato in termini di stipendio e riduzione di orario. Già lo scorso settembre centinaia di lavoratori avevano abbandonato il posto di lavoro in pausa pranzo in segno di protesta. Casi di molestie sono arrivati anche ai vertici dell’azienda in maniera pubblica, ma la catena si è sempre dissociata dal comportamento dei suoi dipendenti sostenendo di non poterne rispondere e di non essere quindi responsabili di quanto avviene nei ristoranti in franchising. «Questa è una società che ha utilizzato in particolare il modello di franchising come scudo» ha risposto Gillian Thomas, avvocato senior del progetto ACLU Women’s Rights. Di risposta, lunedì  il CEO di McDonald’s Steve Easterbrook ha risposto ad una lamentela del senatore Tammy Duckworth, democratico dell’Illinois, sostenendo che la compagnia ha migliorato e chiarito le sue politiche in materia di molestie. Come? stampando le “regole”su dei poster inviati a tutti i suoi ristoranti e facendo partecipare la maggior parte dei proprietari di franchising ad un nuovo percorso di formazione in tal senso. Nei prossimi mesi, ha aggiunto, la società distribuirà formazione per i dipendenti in prima linea e una linea diretta per le lamentele.

Martedì verranno depositati 23 nuovi reclami contro McDonald’s

Stando a quanto raccontano i dipendenti americani però, i poster sono serviti a poco. Martedì, Time’s Up ha pubblicato una lettera indirizzata alla dirigenza di McDonald’s, impegnandosi a combattere per gli operai finché sarà necessario. E un’altra protesta è prevista per il prossimo martedì, di fronte del quartier generale della McDonald’s a Chicago, due giorni prima della riunione annuale degli azionisti della compagnia. Sempre martedì il fondo legale depositerà 23 nuovi reclami contro l’azienda.

(Credits immagine di copertina: © Keith Mayhew/SOPA Images via ZUMA Wire)