Arrestati due investigatori per aver svelato un’inchiesta su Matteo Messina Denaro

di Enzo Boldi | 16/04/2019

Messina Denaro
  • Un'inchiesta della procura di Palermo ha svelato un sistema di "talpe" tra gli investigatori per favorire Cosa Nostra

  • Un agente della Dia e un appuntato dei carabinieri sono finiti in manette insieme all'ex sindaco di Castelvetrano

  • I due avrebbero svelato l'esistenza di un'inchiesta a carico del super latitante Matteo Messina Denaro

Nonostante la latitanza, il potere di Matteo Messina Denaro è sempre molto forte. La conferma – come se ce ne fosse bisogno – arriva direttamente da Castelvetrano (in provincia di Trapani), città natale di ‘U seccu’, dove questa mattina sono arrivati diversi arresti di personalità di spicco non solo della politica, ma anche della sicurezza. In manette, infatti, sono finiti – oltre all’ex sindaco Antonio Vaccarino – anche due investigatori. L’accusa contro di loro è di aver svelato ai boss di Cosa Nostra un’indagine proprio a carico del latitante numero 1 d’Italia.

Il primo dei due investigatori arrestati e indagati si chiama Marco Zappalà, tenente colonnello dei carabinieri in servizio alla Direzione investigativa antimafia (Dia) di Caltanissetta. Il secondo, invece, è Giuseppe Barcellona, un appuntato in forza alla Compagnia di Castelvetrano. Per entrambi sono arrivate le manette con l’accusa di favoreggiamento alla mafia e accesso abusivo al sistema informatico. Secondo il fascicolo aperto dalla Procura di Palermo, i due avrebbero passato informazioni su inchieste in corso a carico del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Le indagine svelate su Matteo Messina Denaro

In particolare, Giuseppe Barcellona era in servizio al Norm della Compagnia di Castelvetrano e svolgeva attività di indagine su delega dei pm di Palermo anche sulla cattura di Matteo Messina Denaro. Tra i suoi compiti anche quello di ascolto delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Accedendo abusivamente al sistema informatico il carabiniere, secondo l’accusa della Procura, ha fotografato i verbali di trascrizione di una conversazione registrata tra due indagati che parlavano della famiglia mafiosa di Castelvetrano e di un possibile nascondiglio del boss. Da qui l’accusa di accesso abusivo al sistema informatico per l’appuntato.

Il ruolo dell’ex sindaco di Castelvetrano

L’appuntato, inoltre, non si sarebbe limitato a questo, e a marzo del 2017 girò a Zappalà la foto della conversazione intercettata. Quest’ultimo, a sua volta, l’ha spedì via mail ad Antonio Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano già condannato per traffico di droga e che figura da anni al centro delle vicende relative al latitante trapanese con cui ha intrattenuto una fitta corrispondenza. In attesa di capire se le accuse dei pm corrispondano alla cruda realtà dei fatti, una cosa sembra evidente: in Sicilia i padrini, anche quelli silenziosi, continuano ad avere un accesso illimitato al potere.

(foto di copertina:  LANNINO – NACCARI /ANSA)