Come il Senato, nel voto di ieri, ha lasciato aperta la porta al Mes senza mai citare il Mes

di Gianmichele Laino | 30/07/2020

Mes

Un bizantinismo per lasciare la porta aperta al Mes, senza che l’elettorato sfavorevole a questo acronimo se ne accorga troppo. In realtà, non solo l’elettorato, ma anche quei politici che lo rappresentano. Per questo motivo, nella giornata di ieri, il Senato ha approvato una risoluzione che è utile per stabilire il Piano Nazionale di Riforme necessario al governo italiano per accedere ai fondi del Recovery Fund. Si tratta di un passaggio determinante, che è uno dei requisiti richiesti agli stati membri e che è indipendente dall’esito del consiglio europeo di Bruxelles della scorsa settimana.

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Il testo della risoluzione di maggioranza che non esclude il Mes

Nel testo, che è stato preparato da tutte le forze di maggioranza, dal M5S al Pd, passando per Italia Viva, LeU e le Autonomie, si usa questa formulazione: «Prevedere l’utilizzo, sulla base dell’interesse generale del Paese e dell’analisi dell’effettivo fabbisogno, degli strumenti già resi disponibili dall’Unione europea per fronteggiare l’emergenza sanitaria».

Gli strumenti già resi disponibili dall’Unione Europea, a onor del vero, sono il fondo SURE per la cassa integrazione comune, il fondo della Banca europea degli investimenti e, infine, il Mes, il meccanismo europeo di stabilità le cui condizionali sono state ridotte al lumicino per l’emergenza sanitaria e nell’ambito di quest’ultimo settore.

La porta aperta lasciata al Mes

Il fatto che la risoluzione lasci la porta aperta a tutti questi strumenti rappresenta senz’altro un successo diplomatico di quelle forze che, all’interno della maggioranza, sono d’accordo sul ricorso al Mes. Di fatto, nel governo, l’unico partito che non sembra intenzionato a spingere verso questa soluzione è il Movimento 5 Stelle, mentre il Partito Democratico ha recentemente chiarito la sua linea in merito a questa soluzione.

Passerà il tempo e ci dimenticheremo del dibattito sul Mes. A quel punto, dopo che si saranno utilizzate tutte le formule per evitare di chiamarlo con il proprio nome, il governo italiano potrebbe decidere di adottarlo. 37 miliardi di euro per la sanità con poche condizionalità non si trovano, del resto, tutti i giorni.

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