Matteo Salvini: «Per fare il ministro non basta essere brave persone»

di Enzo Boldi | 05/08/2019

Matteo Salvini
  • Il leader della Lega riaccende la polemica a distanza con Toninelli e Bonafede

  • Si parla della mozione Tav del Movimento 5 Stelle e della riforma della giustizia

  • «Per fare il ministro non basta essere brave persone»

Il Movimento 5 Stelle ripete continuamente di essere dalla parte dell’onestà, di rappresentare il nuovo nella politica che si deve ben distinguere dalla vecchia classe dirigente. Il motto «onestà, onestà, onestà» è da sempre il loro mantra, ma questo non basta all’alleato di governo Matteo Salvini. Il leader della Lega (ministro dell’Interno e vicepremier) è tornato a parlare della mozione Tav e della riforma della giustizia targata M5S e lo ha fatto con il solito modo di fare.

«Con Toninelli non è né sarà mai un problema personale – ha detto Matteo Salvini a margine dell’inaugurazione al nuovo posto di Polizia Ferroviaria alla stazione di Milano Rogoredo -. Bonafede è una brava persona ma ha portato in Consiglio dei Ministri una riforma della giustizia che non risolve i problemi della giustizia italiana. Per fare i ministri non basta essere delle brave persone». Quei bravi ragazzi, verrebbe da dire. Un commento che va a infangare i motti di «onestà» del Movimento 5 Stelle.

Matteo Salvini: «Per fare il ministro non basta essere brave persone»

Gli obiettivi, come da tempo ormai, sono Alfonso Bonafede (la cui riforma della giustizia è stata definita dallo stesso Matteo Salvini «acqua fresca» pochi minuti prima del via dell’ultimo Consiglio dei Ministri) e Danilo Toninelli con cui da tempo va avanti una discussione dialettica a distanza per via dei «no» del Movimento 5 Stelle a molte infrastrutture.

La mozione Tav e la sfiducia a Conte

E proprio sulla mozione Tav, presentata dal Movimento 5 Stelle al Senato e al voto mercoledì, il duello è acceso con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Il governo se fa le cose va avanti. Siamo qui a inaugurare una stazione, quella di Rogoredo, più sicura e più bella – ha proseguito Matteo Salvini -, però se poi quando si va in Parlamento si vota contro un’altra opera importante per l’Italia, come la Tav, è un atto di sfiducia non a Salvini, non alla Lega ma al Paese. Sia gli italiani che i piemontesi hanno detto che vogliono più treni, vogliono viaggiare in modo più sicuro e veloce, spendendo meno. Chi va in Parlamento votando il contrario vota contro il Governo evidentemente». Ergo, sfiducerebbe il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha dato il sì del governo all’opera.

(foto di copertina: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)