Il caso dell’arbitra Maria Sole Ferrieri Caputi: perché servono più cognomi e meno polemiche sterili

Quel cognome è tanto fondamentale quanto sterili sono le polemiche di stampa e utenti che trattano la questione come un'esagerazione da femministe

03/10/2022 di Ilaria Roncone

Si chiama Maria Sole Ferrieri Caputi ed è la prima donna che, a 32 anni, ha arbitrato in Italia una partita di Serie A. Una notizia che, in un’Italia e in un calcio decisamente poco al passo con i tempi, arriva nel 2022. Una notizia accolta con moltissimo entusiasmo (seppure sarebbe ancor più importante notare che in altre discipline sportive e in altri paesi questa, sostanzialmente, non sarebbe neanche una notizia attualmente) ma che, da alcuni giornali e da alcuni utenti, non è stata opportunamente trattata a partire dalle basi: il nome della donna.

Matteo Salvini, per esempio, condivide una card in cui la giovane donna viene chiamata con nome e cognome ma commette l’errore che in molti stanno criticando: chiamarla – nel copy – semplicemente Maria Sole. Vediamo perché questa scelta – soprattutto in un titolo di giornale – risulta problematica e, sostanzialmente, rispecchia quella società per la quale un arbitra in Serie A nel 2022 è una notizia.

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Il caso dell’arbitra Maria Sole Ferrieri Caputi: perché quel cognome è fondamentale

Questa è una di quelle battaglie di cui molte persone non colgono il senso ma, considerato l’impegno di professioniste del calibro di Michela Murgia rispetto a questo tema, è fondamentale capire perché chiamare una donna utilizzando solo il nome è un’azione che caratterizza un paese e delle persone che sono tutto fuorché progressiste e artefici di una società che vada al di là del sistema patriarcale.

Leggere notizie il cui focus sono uomini che vengono chiamati con il loro cognome o con nome e cognome e leggere notizia il cui focus sono donne chiamate con nomignoli (si veda Astro Samantha) o con il loro nome di battesimo (rendendole, di fatti, un nessuno anche agli occhi e alle orecchie di coloro che quel nome dovrebbero e vorrebbero invece ricordarselo) è, di per sé, frutto di scelte fatte in un sistema patriarcale consolidato.

Uomini e donne, pur essendo notevoli per ragioni X, non vengono trattati nello stesso modo e di loro si parla con toni differenti. Non serve neanche scomodare casi come quello di Hannah Schmitz (definita la «mamma dietro i trionfi della Red Bull di Verstappen»), qui la questione è ancor più basilare: gli arbitri uomini non sono conosciuti col loro nome ma divengono noti all’opinione pubblica con il loro cognome (chi di voi si ricorda dello storico arbitro Collina come Pierluigi?) .

Togliere a Maria Sole – così come è stata chiamata da politici e alcuni organi della stampa italiana – il suo cognome la fa apparire diversa agli occhi di chi legge: spersonalizzata, dimenticabile, piccola. In parole povere? Donna che, in quanto donna, viene trattata in maniera diversa da un uomo a partire dal linguaggio e dal modo in cui se ne parla. Chiamare qualcuno col nome di battesimo, inoltre, è qualcosa che tutti – nella vita quotidiana – facciamo esclusivamente con le persone con cui abbiamo confidenza.

Sarà mai possibile che tutti i giornalisti, gli utenti, i politici che hanno scelto di congratularsi con “Maria Sole” e basta siano suoi amici, parenti, conoscenti?

Attorno all’incipit dell’articolo dedicato alla questione da Repubblica, inoltre, è iniziata una polemica online. La scelta delle prime parole di questo pezzo la dice lunga e chiarisce perfettamente perché – in un paese in cui un’arbitra in Serie A nel 2022 fa notizia – serve che tutti quanti ci spingiamo un po’ oltre la nostra personale esperienza e la sterilità di determinati scontri e dualismi alimentati dalla polarizzazione dei social.

Non polemizziamo, concentriamoci sul fare passi ulteriori affinché quella di Maria Sole Ferrieri Caputi che arbitra non sia più una notizia (o, almeno – se deve continuare ad esserlo – che sia data nel giusto modo e senza frecciatine che, con questa vicenda, non hanno niente a che fare).

(Foto copertina: Foto IPP/Andrea Vignoli)

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