I tecnici indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata zona rossa ad Alzano e Nembro

Acquisite anche alcune mail di Brusaferro e alcune chat di Giulio Gallera

22/10/2020 di Redazione

mancata zona rossa

Sono le prime persone a essere iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata zona rossa ad Alzano e Nembro. Si tratta di alcuni tecnici della sanità lombarda e tra questi il nome di maggiore spicco è quello dell’ex direttore generale della sanità della Lombardia, Luigi Cajazzo. La procuratrice aggiunta Cristina Rota sta valutando ulteriori elementi nell’ambito della sua inchiesta partita proprio dai primi giorni di marzo 2020 quando, all’inizio della pandemia, si decise di non chiudere i due paesi in provincia di Bergamo, nonostante gli alti tassi di positività riscontrati al loro interno.

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Mancata zona rossa, le indagini in corso

Nel mirino non c’è soltanto la mancata istituzione delle zone rosse – e quindi del regime di lockdown più stringente – nei due centri della bergamasca, ma anche le vicende che hanno ruotato intorno a quella situazione, tra cui la chiusura e la riapertura anomala del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano. Vicende che sono da tempo oggetto di polemiche e che adesso stanno prendendo corpo nei fascicoli dei pubblici ministeri che stanno indagando sulla gestione delle prime ore dell’emergenza coronavirus.

A questo proposito, sono stati acquisiti anche dei materiali che possono essere considerati di supporto ai magistrati: le mail del presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro e le chat dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera. Entrambi non sarebbero tra gli indagati. In ogni caso, i magistrati hanno riportato che, per garantire il regolare svolgimento delle indagini, non è opportuno rendere noto i nomi delle persone eventualmente iscritte nel registro degli indagati.

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