Quali potrebbero essere le conseguenze di questo malware cinese

La cyberwar prosegue silenziosamente, come in tutti i conflitti dell'era moderna. Sullo sfondo c'è, ovviamente, il caso Taiwan

31/07/2023 di Enzo Boldi

Bombe a orologeria, in formato digitale. Secondo quanto riportato del New York Times, i funzionari dell’intelligence americana stanno indagando su un presunto malware cinese nascosto all’interno della rete dei collegamenti militari. Un codice malevolo che sembra ricalcare le dinamiche già messe in evidenza, solo qualche mese fa (a maggio) da Microsoft e che conferma le tensioni tra i due Paesi che da anni si trovano al centro di ostilità su Taiwan. La cyberwar che, come confermato da altri accadimenti simili (come nella guerra Russia-Ucraina), è la nuova dinamica che anticipa conflitti reali.

LEGGI ANCHE > Il malware cinese che potrebbe aver condizionato i flussi e gli approvvigionamenti dell’esercito USA

La notizia del malware cinese individuato dalll’intelligence americana è arrivata proprio nei giorni in cui è stato ufficializzato il primo invio diretto di armi dagli Stati Uniti a Taiwan. Si tratta di un arsenale del valore di 234 milioni di dollari e rappresenta il primo rifornimento di armi direttamente dagli Stati Uniti, una prima tranche che poi sarà completata con nuovi invii nel corso dei prossimi mesi. Dunque, sullo sfondo di quanto raccontato dal New York Times sembra esserci proprio la questione di Taiwan, ma anche molto altro.

Malware cinese e operazioni militari USA

Nonostante gli incontri – ultimo quello tra il Segretario di Stato americano Antony Blinken e il Presidente cinese Xi Jinping -, le tensioni proseguono anche in ambito digitale. La rivelazione pubblicata dal NYT, infatti, mostra lo stato di allerta degli Stati Uniti di fronte a questa minaccia. Perché se i dettagli sono pochi, bastano per accendere un faro sui possibili effetti di questo codice malevolo individuato all’interno della rete militare a stelle e strisce. Una fonte interna dell’amministrazione Biden, infatti, ha parlato di «Ticking time bomb», una bomba a orologeria in grado di essere azionata a distanza, provocando una serie di ritardi anche nelle più banali operazioni. Anche non militari. Questo, di fatto, potrebbe rappresentare un enorme ostacolo (in termini di reazione) in caso di invasione di Taiwan da parte della Cina.

Nello specifico, infatti, si parla esplicitamente – anche se la Casa Bianca, in una richiesta di commento avanzata dal NYT, ha confermato il tentativo di debellare questo malware senza, però, citare la Cina – della possibilità di «interrompere o rallentare gli schieramenti militari americani o le operazioni di rifornimento interrompendo elettricità, acqua e comunicazioni alle basi militari statunitensi». Tutto attivando, di fatto, gli effetti di quel codice malevolo. Ma c’è anche di più: come spiegato dal quotidiano newyorkese, elettricità e acqua sono reti che non riforniscono solamente le basi militari. In molte occasioni, infatti, si attinge alle stesse fonti utilizzate dai cittadini.

Le possibili conseguenze

Da qui le preoccupazioni della Casa Bianca che, d’altronde, prosegue da anni la sua campagna (non solo mediatica) di denuncia nei confronti della Cina, anche per quel che riguarda il settore della cyber security. Il caso Trump-TikTok è stata solamente una fase e anche l’attuale Presidente americano Joe Biden – che all’inizio del suo mandato aveva revocato l’ordine esecutivo emesso dal suo predecessore contro ByteDance – da mesi sta ragionando sul ban (su territorio americano) della piattaforma. Tensioni cibernetiche che, come da canovaccio dell’era contemporanea, sono solo un aspetto di una guerra fredda digitale.

Share this article
TAGS