A Palermo arrestati otto boss mafiosi che volevano candidarsi con una lista civica

di Ilaria Roncone | 27/05/2020

La collusione tra politica e mafia, purtroppo, è cosa nota. E non ne hanno fatto sicuramente mistero gli otto boss di Palermo che volevano lanciare una lista civica perché «se non c’è una candidatura giusta, siamo fuori da tutto». Stiamo parlando del clan di Misilmeri di Palermo, intercettati dai carabinieri nell’atto di interferire con le amministrative in provincia. Avevano già individuato anche il nome di un possibile sindaco. In seguito all’indagine della Procura di Palermo ci sono stati, nella notte, otto arresti con la conseguente rivelazione del piano dei boss mafiosi.

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«Una lista con i cristiani giusti, se no non fai niente»

I boss mafiosi non si fidano più degli intermediari politici e preferiscono scendere in campo. Questa la conclusione della vicenda che, questa notte, ha portato all’arresto di otto boss palermitani che volevano fare una lista civica conta tanto di nome del candidato sindaco perché senza «una lista con i cristiani giusti» non si può fare niente. Il clan di Misilmeri, grande centro nel palermitano, ha per capo un nome storico già arrestato per mafia, Salvatore Sciarabba. «Se non c’è una candidatura giusta, noialtri restiamo sempre fuori da tutte le parti», si sente nelle conversazioni intercettate.

«Nonostante i colpi inferti, la struttura mostra grandi capacità di rigenerazione»

Queste le parole di Arturo Guarino, comandante provinciale dei carabinieri: la mafia «tenta ancora una volta di controllare il territorio con varie attività, sia nel campo economico che in quello delle infiltrazioni nelle amministrazioni comunali». Le indagini che hanno portato all’arresto sono state coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Gaspare Spedale e Bruno Brucoli, che sono riusciti a registrare in diretta le parole dei mafiosi coinvolti, discorsi che avvenivano addirittura tre anni fa e che parlavano già del 2020. Veri e propri piani mafiosi per infiltrarsi in politica in maniera diretta, con nomi e cognomi di chi dovrebbe candidarsi (Nino Calandrino, secondo le parole di colui che ha architettato il piano,  Domenico Nocilla). Ieri con Provenzano, oggi con i nuovi boss: l’idea della mafia di entrare in politica rimane e va combattuta. Dalle indagini è emerso, inoltre, che la salvezza di Misilmeri  è stata il  blitz “Cupola 2.0”, culminato con l’arresto di molti dei nomi mafiosi importanti del clan tra cui Filippo Bisconti e Vincenzo Sucato (il primo detenuto morto in carcere per coronavirus).

(Immagine copertina da Pixabay)