Luigi Di Maio ora vuole introdurre il vincolo di mandato

di Gaia Mellone | 26/09/2019

Luigi Di Maio ora vuole introdurre il vincolo di mandato
  • Matteo Salvini aveva preannunciato il passaggio di alcuni grillini alla Lega

  • La senatrice 5 stelle Gelsomina Vono è passata a Italia Viva

  • Luigi Di Maio tuona da New York: «È ora di introdurre il vincolo di mandato»

Matteo Salvini aveva preannunciato il passaggio di alcuni grillini alla Lega. Poi la senatrice Gelsomina Vono ha deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle per unirsi a Italia Viva. Troppi cambi di bandiera per Luigi Di Maio che da New York invoca l’introduzione del vincolo di mandato anche nel nostro paese.

Luigi Di Maio ora vuole introdurre il vincolo di mandato

«Uno dei miei senatori è passato a Renzi? Ne parlerò con il Pd». È arrabbiato Luigi Di Maio, al momento impegnato a New York in veste del suo nuovo ruolo da ministro degli Esteri. Dopo l’abbandono di Gelsomina Vono a favore dell’acerrimo nemico Matteo Renzi, per il quale Di maio chiederà un risarcimento di centomila euro sulla base dello Statuto del Movimento, anche le frasi di Matteo Salvini suonano come una minaccia. Il leader leghista al momento della crisi di governo aveva garantito che molti grillini erano dalla sua parte e che l’avrebbero seguito salendo sul Carroccio. Luigi Di Maio allora tuona oltreoceano: «Dobbiamo mettere fine a questo mercato delle vacche, sia dei parlamentari che passano ad altri gruppi, sia ai gruppi che ce li fanno entrare». Per fermare questi cambi di bandiera, passaggi e scambi, il leader politico del Movimento sentenzia che anche in Italia sia giunta l’ora «di introdurre il vincolo di mandato».

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Che cos’è il vincolo di mandato

Il vincolo di mandato, detto anche mandato operativo, comporta l’obbligo del rappresentante politico di agire secondo le direttive date dal mandate per cui opera, ovvero il vertice del partito con cui è stato eletto. In Italia è proibito dall’Articolo 67 della Costituzione perché considerato non democratico: era presente infatti nel periodo fascista. Nel nostro paese infatti una volta eletto un politico può dissociarsi dalle posizioni del partito, cambiare gruppo o schieramento, agendo secondo la propria coscienza, in ragione della responsabilità politica, e in rappresentanza dell’intera collettività e non solo nell’interesse del singolo che lo ha votato. Una misura che era stata pensata dai nostri costituenti per evitare il cosiddetto “voto di scambio” e garantire la libertà di espressione, non vincolando con il mandato gli eletti in Parlamento al partito di appartenenza o al programma elettorale.

 

(Credits immagine di copertina:  ANSA/GIUSEPPE LAMI)