Chi era Lorenzo Orsetti, ucciso dall’Isis in un combattimento a Baghouz

di Gaia Mellone | 18/03/2019

  • L'isis ha dato notizia di aver ucciso 5 foreign fighters negli scontri a Baghouz

  • Tra le vittime anche l'italiano Lorenzo Orsetti, 33enne fiorentino

  • La foto del corpo senza vita e dei documenti diffuse su Telegram

Lo Stato islamico ha pubblicato la fotografia di un cadavere ucciso in un combattimento a Baghouz, con accanto un documento di identità e una carta di credito. L’uomo ucciso è Lorenzo Orsetti, 33enne fiorentino che combatteva accanto alle milizie curde. La notizia è stata confermata anche dal sito Usa di monitoraggio del jihadismo, Site Intelligence Group.

Lorenzo Orsetti, ucciso dall’Isis in un combattimento a Baghouz

La foto del corpo senza vita e l’immagine dei documenti. L’Isis ha diffuso le due fotografie su telegramma, con un messaggio: «Un crociato italiano che è stato ucciso negli scontri nella città di Baghouz». Sono 5 le vittime di cui parla l’isis e una di loro, il “crociato”, era Lorenzo Orsetti, un fiorentino classe 1969. Si era unito alle milizie curdo-siriane Ypg, e da un anno e mezzo era impegnato nelle operazioni di stanamento delle ultime sacche di combattenti del califfato islamico rifugiatesi a Baghouz.

Lorenzo Orsetti, la sua intervista al Corriere della Sera: «Sono a posto con la mia coscienza»

Circa un anno fa Lorenzo Orsetti aveva rilasciato un’intervista al Corriere della sera in cui raccontava la sua vita da foreign fighter: prima Afrin, poi Raqqa, infine Bgahouz. « Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa – raccontava nel marzo 2018 al Corriere – L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti». Lorenzo aveva fatto diversi lavori quando viveva ancora a Firenze, tra cui il cameriere, il sommelier, il cuoco. Ma il richiamo per la difesa della libertà del popolo curdo era stata più forte. «Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza» diceva in conclusione dell’intervista firmata da Giulio Giri« «Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perché non c’è nient’altro da fare, un po’ perché è la cosa giusta da fare. Combattiamo».

 

(foto di copertina: da pagina Facebook Casetta Rossa spa)

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