La Lombardia di Fontana preme perché le riaperture siano uguali per tutte le regioni

Dal Consiglio dei Ministri in corso arriva il preludio della tempesta. Il governo, stando alle ultime decisione, passa palla alle singole regioni per quanto riguarda la regolamentazione delle riaperture a partire dal 18 maggio. Fontana e la sua Lombardia, a quanto pare, non ci stanno. La regione più colpita dalla pandemia chiede che si opti per un protocollo uguale per le riaperture in ogni regione. Fontana, però, rimane solo; nessuno degli altri governatori gli dà man forte, nemmeno i leghisti Zaia del Veneto e Fedriga del Friuli-Venezia Giulia.

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Fontana ora non vuole la differenziazione tra regioni

Per Attilio Fontana l’autonomia non è più un’opzione così ghiotta. Non ai tempi del coronavirus e non quando la sua regione è al centro di polemiche da mesi per la gestione dell’emergenza coronavirus. L’incontro tra governo, regione ed Enti locali di oggi per decidere delle riaperture del 18 maggio ha avuto un risvolto preciso. Da un lato Fontana, per il quale «servono linee guida uguali per tutti e un protocollo uguale per tutti». Dall’altro, il resto dei governatori. Tutti, compresi i colleghi leghisti, sembrano concordare con la linea di governo. La palla passa alle regioni, quindi, che dovranno attenersi ai protocolli Inail regionali.

La Lombardia non vuole rimanere indietro

Fontana non vuole che la Lombardia rimanga indietro, soprattutto considerato che i contagi sembrano nuovamente in aumento. La libertà data alle singole regioni sarà comunque sottoposta a controllo del governo basato sull’andamento dei dati epidemiologici. Qualora fossero individuati dei focolai, al governo va il potere di disporre nuove chiusure. Questo presupposto, quindi, significa che la Lombardia – stando ai dati – rimarrà indietro perché il governatore non potrà provvedere con ordinanze che contentano riaperture similari a quelle delle altre regioni, in cui i contagi sono in calo.

I maggiori oppositori di Fontana sono le regioni del Nord

Un Nord contro Nord, in pratica, se si considera che sono i leghisti Zaia e Fedriga i primi a opporsi alle richieste di Fontana. Anche Bonaccini dall’Emilia Romagna, Emiliano dalla Puglia e il vice-presidente Bonavitacola dalla Campania optano per il potere alle regioni. Il solo che concorda con Fontana è il presidente dell’Anci Antonio Decaro, per il quale »altrimenti qui diventa una Babele». Il patto con il governo è che le regioni debbano rispettare – prendendo le decisioni – i principi fondamentali stabiliti dall’Inail a livello nazionale. Il governo dà le linee guida base, le regioni declinano senza stravolgere a seconda degli indici di contagio di ognuna.

(Immagine copertina dalla pagina Facebook di Fontana)

 

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