L’anno orribile dell’economia italiana in un grafico

di Daniele Tempera | 08/06/2020

  • L'Istat in uno studio ha quantificato la sofferenza dell'economia italiana nel 2020 per le conseguenza dell'epidemia da Covid19

  • La contrazione del PIL sarà senza precedenti nella storia repubblicana

  • E gli effetti si sconteranno nel tasso di occupazione e nella vita di tutti noi

Che il 2020 non sia un anno facile per la nostra economia lo immaginavamo in tanti. Ora l’Istat, nel report “Prospettive per l’economia italiana” quantifica questo tonfo inchiodando il Paese, e tutti noi, alla tragica evidenza: il nostro prodotto interno lordo nel 2020 potrebbe avere una contrazione di ben 8.3 punti percentuali. Un tonfo enorme, superiore a quello del 2009, l’anno in cui gli effetti della grande crisi finanziaria internazionale sono diventati tangibili anche nel nostro Paese. Un dato che avrà purtroppo ripercussioni anche sull’economia reale e sulla vita di tutti noi.

I dati sul mercato del lavoro e cosa c’è invece di incoraggiante

E a lievitare sarà soprattutto la disoccupazione che avrà, sempre secondo l’Istat, un netto incremento quest’anno, con il tasso di disoccupazione che registrerà un calo del -9.3%, per poi rimbalzare nel 2021 a un +4.1%. Un dato parzialmente confortante, ma che indica che, al momento, sarà molto difficile riassorbire la quota di nuovi disoccupati creati dalle dinamiche innescate dal Covid-19. È aumentato  intanto vertiginosamente il numero degli inattivi, ovvero di quelle persone che non cercano più lavoro, un incremento fortemente legato alla fascia di età: in particolare tra i  35-49 (+10,4%, 278mila unità) e 25-34 anni (+8,8%, 172mila unità). Una dinamica che si abbatte anche tra i più giovani, la fascia tra i 15 e i 24 anni ha perso 119 mila unità, il 31,8%, ridando centralità alla disoccupazione giovanile, vera e propria tragedia nazionale.

Del resto anche le previsioni sono abbastanza aleatorie al momento e si basano sulla possibilità che non ci sia una nuova ondata di contagi e che le misure messe in campo dal Governo diano gli effetti sperati. Un calo, quello del PIL innescato prevalentemente dal crollo della domanda interna (-7.2%), dalla forte contrazione della spesa delle famiglie (-8.7%) e da quella degli investimenti (-12.5%).

Il dato incoraggiante è che già nella seconda metà dell’anno dovremmo assistere a segnali di ripresa e che per il 2021 la crescita del PIl dovrebbe far segnare un +4.1%, mentre tutti gli altri indicatori (disoccupazione compresa, come già accennato) dovrebbero far registrare un netto miglioramento. Questo a patto che l’epidemia dia una tregua al nostro Paese. La nottata non sembra essere breve insomma, ma i dati del nostro Istituto Nazionale di Statistica lasciano intuire qualche piccolo segnale di luce. Solo il tempo ci dirà se sono realmente sufficienti a far ripartire il Paese.

 

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