Perché abbiamo un problema se Jole Santelli dice che Berlusconi «può permettersi la battuta sessista»

di Redazione | 24/01/2020

Jole Santelli

Aveva creato un certo imbarazzo la battuta che Silvio Berlusconi aveva fatto a Tropea, in uno degli ultimi comizi di Forza Italia in vista delle elezioni regionali in Calabria di domani, 26 gennaio. L’ex presidente del Consiglio, infatti, aveva presentato così Jole Santelli, candidata del centro-destra: «La conosco da 26 anni e non me l’ha mai data».

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Jole Santelli dice che Berlusconi può permettersi la battuta sessista

A quanto pare, però, la frase non ha messo in imbarazzo la stessa candidata del centro-destra, che con Silvio Berlusconi ha condiviso esperienze di partito ed esperienze di governo, essendo stata sottosegretaria ai tempi del suo ultimo esecutivo. In un’intervista a Repubblica, anzi, Jole Santelli ha dato il semaforo verde alle battute dell’ex premier, anche se queste ultime dovessero essere di pessimo gusto.

«Ha usato parole bellissime – ha detto – nei mei confronti e poi ha fatto una battuta. Con me se la può permettere, io sono da sempre una di famiglia. Le polemiche sono sempre le solite, stucchevoli». Saranno anche polemiche stucchevoli, ma se è la stessa donna oggetto della battuta sessista a dare il ‘permesso’ di farla a un uomo (in questo caso anziano, un passato nelle istituzioni, un presente da eurodeputato), allora forse non siamo più nell’ambito della polemica stucchevole, ma del problema preoccupante.

Non c’entrano i legami affettivi, non c’entra la lunga frequentazione. Due persone stanno parlando di fronte a una folla più o meno numerosa che, tra qualche ora, sceglierà il prossimo presidente della Calabria. Se Jole Santelli – e lo ha sperimentato sulla sua pelle – si è detta permissiva nei confronti delle battute sessiste di Silvio Berlusconi, che concetto ha della parità di genere? Come si comporterà negli altri casi in cui i protagonisti di una vicenda simile saranno persone diverse? Cosa ci deve far pensare che sarà efficace nelle sue politiche di contrasto alla prevaricazione maschile?