Jack Savoretti presenta il nuovo disco: «Un ritorno al mio ruolo di intrattenitore e musicista»

di Gaia Mellone | 12/03/2019

  • «Singing to strangers» è disponibile da venerdì 15 marzo su tutte le piattaforme digitali, streaming e negozi di dischi

  • «Il titolo? lo spunto me lo ha dato mia figlia di 7 anni»

  • Il cantante italo-britannico racconta anche l'esperienza di Sanremo e le polemiche su Mahmood: «Un gran peccato parlare di musica così»

«Vedo questo disco in una maniera quasi cinematografica. È un racconto delle mie due vite parallele: quella di padre e uomo, e quella di musicista». Jack Savoretti cerca di riassumere in poche parole il significato di «Singing to strangers», disponibile da venerdì 15 marzo su tutte le piattaforme digitali, di streaming e nei negozi di dischi. Il nuovo progetto del cantante italo britannico è una svolta della sua carriera, un ritorno alle origini e allo stesso tempo una prima volta: si tratta infatti del suo primo concept album. «Di solito scrivevo le canzoni e poi le mettevo insieme – ci spiega – Questa volta mi riavvicino al mio ruolo di intrattenitore, con una nuova consapevolezza della responsabilità che ho verso il mio pubblico». A Giornalettismo racconta come è nato il disco, la partecipazione a Sanremo al fianco degli Ex-Otago e il coronamento di un sogno: vedere il suo nome accanto a quello di Bob Dylan.

Jack Savoretti presenta il suo primo concept album, dal titolo scelto dalla figlia

Per capire «Singing to strangers» bisogna partire dal titolo. «Una volta ho sentito mia figlia di 7 anni parlare con un’amica. Lei gli chiedeva che mestiere facessi, e lei candidamente ha risposto ‘ canta agli sconosciuti’». Jack Savoretti ci racconta che inizialmente aveva reagito un po’ stizzito, «fare il musicista è molto di più», ma poi riflettendoci, ha capito che «aveva ragione lei», il suo mestiere consiste proprio in questo. Ed era esattamente il messaggio che voleva trasmettere con il suo nuovo progetto, il primo concept album della sua carriera. «L’ispirazione è nata durante lo scorso tour: alla prima data in teatro sono entrato sul palco mentre il pubblico applaudiva, ma c’è stato poi un momento di silenzio. Sentivo solo i miei passi sul palco mentre mi avvicinavo alla chitarra. Lì ho sentito il peso e la responsabilità verso il mio pubblico e mi sono detto “e adesso come li intrattengo? cosa posso dargli?”». La tensione si è sciolta con una battuta e la prima canzone, e il concerto è andato avanti. Ma quel momento è rimasto impresso nella mente del cantante: «Ho risentito l’aspettativa di chi era seduto lì a guardarmi, e mi ha cambiato. Questo nuovo disco vuole essere proprio questo: un modo per avvicinarmi al mio pubblico in un modo più intimo e riflessivo». 

«Singing to strangers» nato nelle stesse stanze toccate da Ennio Morricone e con il tocco di Bob Dylan

 11 brani inediti, 15 per la versione deluse, anticipati dai singoli Candlelight”, “Youth and Love”, “What More Can I Do?”, “Singing To Strangers (interlude). Il disco è stato registrato interamente in Italia, al Forum Music Village di Roma e la scelta non è stata casuale. «Mi sembrava il luogo perfetto per registrare un album cosi intimo» dice, «ne ho una concezione quasi teatrale, cinematografica: c’è una racconto, un’evoluzione» che si sviluppa nella tracklist. Un progetto che si ispira anche al lavoro di Ennio Morricone, che proprio al Village ha registrato diversi brani. Ma è un altro il mostro sacro che ha messo lo zampino in «Singing to strangers». Il brano Touchy Situationha permesso a Savoretti di realizzare un sogno: lavorare con Bob Dylan. «Ancora mi dò i pizzicotti» racconta Giornalettismo. Una collaborazione nata un po’ per caso: le strade dei due artisti si erano spesso sfiorate, senza mai dare vita a progetti concreti, «purtroppo». Poi, da un giorno all’altro, la svolta: «Lui mi aveva contatto per sapere se fossi interessato ad alcuni vecchi testi inediti che aveva ritrovato.  E come dire di no!». Bob Dylan è sempre stato un punto di riferimento per Jack Savoretti che, passato il momento di iniziale euforia, non nasconde di aver avuto delle difficoltà: «Mi stavo confrontando con un mito, e continuavo a suonare alla chitarra cose che però gli assomigliavano troppo, o sembravano una brutta copia di come l’avrebbe fatta Bob Dylan». Un empisse risolto come solo un musicista sa fare: «Ad un certo punto ho messo giù la chitarra e mi sono messo al pianoforte, cercando di dimenticare da chi arrivassero quelle parole. E la canzone è diventata finalmente mia».

Il tour europeo di Jack Savoretti, con 3 date in Italia e una Guest star speciale

Il tour dell’album toccherà diverse città europee, ma prima di concludersi il 31 maggio 2019 alla Wembley Arena di Londra toccherà anche il nostro Paese: il primo appuntamento sarà a Padova il 16 aprile al Gran Teatro Geox, a seguire il 17 aprile al Fabrique di Milano e il 18 aprile all’Atlantico di Roma. E per l’occasione, ci sarà una Guest star: AFRA KANE, cantautrice italo-nigeriana dallo stile unico che unisce musica classica, soul, e jazz. «L’ho trovata per caso su Instagram e mi sono innamorato della sua voce» ci racconta. «Sono rimasto abbagliato dal suo talento. Ha una grande voce ed è una bravissima musicista» dice Jack Savoretti e avverte il suo pubblico: «Arrivate presto per sentirla, non ve pentirete». I biglietti sono disponibili su www.ticketone.it e presso i punti vendita Ticketone autorizzati. 

https://www.instagram.com/p/BsaMCcBHs2B/?utm_source=ig_web_copy_link

«Sanremo? un’esperienza assurda. Peccato per tutte le polemiche»

Jack è recentemente riapparso in Italia da uno dei palchi più ambiti, quello del festival di Sanremo, dove ha accompagnato gli Ex-Otago nella performance di «Solo una canzone». «Mi sono divertito molto, loro sono dei ragazzi simpatici e sopratutto molto bravi, ne è nata una bella amicizia». Jack racconta che Sanremo è «un’esperienza assurda, all’estero non viene capito, dovrebbero farci un documentario». E già che era lì, Jack non ha potuto non notare le polemiche legate alla vittoria di Mahmood. «Le ho trovate ridicole – commenta con Giornalettismo – mi dispiace profondamente che ci siano persone che la vedono cosi. La musica dovrebbe creare dialogo, integrazione e scambio, non essere strumentalizzata per slogan politici, da entrambe le parti». La bellezza della canzone, continua Savoretti, dovrebbe essere giudicata a prescindere, «non in base al nome che uno ha o dal colore della sua faccia: la musica è musica, senza vincenti né perdenti».