Inps, Lega e M5S trovano l’accordo: il presidente sarà Pasquale Tridico

di Gaia Mellone | 20/02/2019

  • Dopo il vertice di Palazzo Chigi della sera di martedì 19 febbraio, M5S e Lega trovano un accordo sulla presidenza Inps

  • La scelta cade su Pasquale Tridico, consigliere vicinissimo a Luigi Di Maio

  • Alla Lega spetta la vicepresidenza, creata ad hoc con un emendamento al decretone

Il nome più accreditato ormai sembrava quello di Mauro Nori, consigliere del ministro Giovanni Tra ed ex direttore generale dell’ines, ma a presiedere l’Istituto Nazionale di Previdenza Nazionale sarà Pasquale Tridico, consigliere di Luigi Di Maio. Alla Lega spetta la vicepresidenza, con deleghe operative molto precise.

Pasquale Tridico presidente Inps: modifica al decretone per accontentare la Lega con la vicepresidenza

Il Movimento 5 Stelle riesce ad accaparrarsi la poltrona della previdenza sociale. Dopo essersi lasciata scivolare quelle di Rai, Consob, Anas e Istat, posiziona Pasquale Tridico a capo dell’Inps. Stavolta il Carroccio dovrà “accontentarsi” della vicepresidenza, ma un nome ancora non c’è. E nemmeno la carica a dirla tutta: il governo infatti è già al lavoro per scrivere un emendamento al decreto che modifichi l’articolo 25, in modo da introdurre un consiglio di amministrazione per Inps e Inail. La modifica andrà proprio al punto “d”, laddove si sancisce che «il consiglio è composto dal presidente dell’Istituto, che la presiede, e da quattro membri scelti tra personalità dotate di comprovata competenza e professionalità nonché di indiscussa moralità e indipendenza». A questa frase dovrebbe affiancarsi quella che recita «di cui uno con funzioni di vicepresidente a cui sono affidate deleghe operative». Ed ecco creato il punto di accordo con il partito guidato da Salvini, che entro la settimana rendere noto il suo candidato che verrà nominato insieme a Tridico con il decreto ministeriale che verrà poi convertito in legge dal decretone. E il gioco è fatto: certo, ci sono voluti molti incontri, ma il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi è riuscito a chiudere la questione, giusto in tempo.

Il Senato lavora in tutta fretta, ma per le coperture c’è tempo

L’importante infatti era decidere di comune accordo chi dovrà guidare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, poiché il timer per il reddito di cittadinanza sta battendo gli ultimi ticchettii. Le domande partiranno infatti dal 6 marzo, e l’Inps avrà solo 5 giorni per decidere quali richieste accogliere e quali no. Intanto il Senato continua la sua di maratona, quella sul decretone. Dopo le proteste delle opposizioni per le modifiche pesanti del sottosegretario M5S ai Rapporti con il Parlamento Simone Valente e il blocco dell’emendamento leghista di dare una scadenza di tempo (3 anni) al reddito di cittadinanza, i lavori procedevano un po’ a rilento. Ormai in vista del traguardo sono però alcune delle norme “anti-furbetti”, come l’obbligo per separati e divorziati di dimostrare due distinte residenze, l’aumento delle ore di pubblica utilità (che passano da 8 a 16) e l’esclusione dal RdC per 5 anni per coloro che fanno dichiarazioni false. Potenziati infine gli assegni per i disabili e le correzioni del meccanismo di calcolo per le famiglie numerose, che vengono rispedite alla Camera. Certo, ora bisogna trovare le coperture, ma per quello “c’è sempre tempo”.

(Credits immagine di copertina:ANSA/ALESSANDRO DI MEO)