L’inchiesta di Fanpage sul compost veneto: «300mila euro se non ci rompete»

di Gaia Mellone | 11/06/2019

  • Fanpage da un anno lavora ad una inchiesta sul compost veneto prodotto da Sesa

  • Coinvolto anche Fabrizio Ghedin, che dopo l'inchiesta si è dimesso da consulente del governo

  • Ghedin aveva messo i piedi un investimento di 300mila euro con il giornale nella speranza di far sparire l'inchiesta

A Sesa di Este, i cittadini dicono di annusare cattivi odori, che arrivano dal compost prodotto da Sesa. E la Sesa invece annusa un pericolo quando riceve le domande dei giornalisti di Fanpage, e rilancia con un investimento di 300mila euro, in cambio vogliono vedere l’inchiesta prima che venga pubblicata. Subito dopo la pubblicazione, a dimettersi è Fabrizio Ghedin, coinvolto nell’inchiesta e consulente della comunicazione della sottosegretaria all’ambiente leghista Vanna Gavia.

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Di cosa parlava l’inchiesta di Fanpage sul compost veneto

Fanpage ha indagato per circa un anno sulla Sesa, la società dei rifiuti del Comune di Este, dipinta da Governo e addirittura da Don Ciotti come un fiore all’occhiello nel campo del riciclo dei rifiuti. Sesa è una delle aziende di compostaggio più grandi d’Europa, ed è posseduta al 51% dal comune di Este e al 49% da un imprenditore privato, che Fanpage ricostruisce essere Angelo Mandato «a capo di un impero di società attive nel settore dei rifiuti guidate dalla holding Finam». Mettendo insieme i pezzi, Fanpage arriva fino a Fabrizio Ghedin, responsabile delle relazioni esterne della Sesa, ma anche consulente del Governo: «È lo spin doctor di Vannia Gava, la sottosegretaria leghista del Ministro dell’ambiente», che a sua volta aveva dipinto la Bioman, altra società riconducibile a Mandato, come «un fiore all’occhiello in Friuli Venezia Giulia e in tutto il territorio nazionale». Attenzione: Mandato controlla anche la Biogreen, altra azienda del campo dei rifiuti, tra le principali sponsor della campagna Matteo Salvini Premier. I giornalisti del gruppo fanpage Backlist allora non hanno più dubbi: c’è qualche nodo da sciogliere, che parte dal paesino in provincia di Padova e arriva fino al Viminale.

La richiesta di «non rompere le palle» in cambio di 300mila euro

Nel frattempo, interpellano Fabrizio Ghedin per un’intervista. Lui, che al telefono invita ad incontrarsi senza voler nascondere nulla, organizza un altro appuntamento con il direttore del giornale e il capocronaca, rigorosamente a microfoni e telecamere spente. Ma il direttore annusa la trappola e registra l’offerta: 300mila euro, come investimento, non come pagamento. Un modo per diffondere il buon lavoro fatto da Sesa. «E con l’inchiesta come facciamo» dice il direttore, la risposta è vaga ma non abbastanza. «Basterà farci vedere l’i chiesta prima di pubblicarla», «basta che non ci rompete troppo le palle», «voglio capire cosa hai», «lavoriamo insieme per sistemare, anzi completare». Il risultato è che l’inchiesta esce, con tanto di offerta inclusa. E Fabrizio Ghedini ha immediatamente rassegnato le sue dimissioni da spin doctor di Vanna Gava, che le ha accettate.

(Credits immagine di copertina: Facebook Fanpage.it, screen titoli sito Fanpage.it)

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