Hiv: perché siamo più vicini alla fine della «pandemia del millennio»

di Daniele Tempera | 03/05/2019

Aids
  • I farmaci antiretrovirali bloccano il contagio anche in caso di rapporti non protetti: i risultati di uno studio pubblicato su The Lancet invitano all'ottimismo

  • La sfida è ora quella di spingere sempre più persone ad effettuare il test e richiedere le terapie

  • Ma anche in questo caso è spesso il muro che divide le nazioni ricche da quelle più povere

Non è una “cura”, ma il risultato è sicuramente di quelli epocali, un tassello che ci avvicina ancora di un altro passo verso la parola “fine” a un incubo che dura da quasi 50 anni. Una ricerca europa, durata ben 8 anni, ha stabilito che la terapia antiretrovirale annulla il rischio del contagio, anche in caso di rapporti sessuali non protetti. Il campione studiato? Un gruppo di mille coppie omosessuali, con uno dei due partner sieropositivo in cura con farmaci antiretrovirali. Tutte le coppie oggetto dello studio hanno fatto sesso in questi anni senza utilizzare il preservativo: in nessun caso c’è stato un contagio. Cosa è accaduto in soldoni? Il virus è stato “bloccato” dai farmaci, impedendo così il contagio tra due partner. Un ulteriore conferma della campagna denominata U=U, ovvero Undetectable = Untransmittable, ovvero “Se non può essere rilevato” vuol dire che “Non può essere trasmesso”. Un’evidenza che dovrebbe spingere le persone a sottopporsi al test HIV nel caso di rapporti a rischio, per cominciare eventualmente nel più breve tempo possibile la terapia ed evitare così eventuali ulteriori contagi. Un meccanismo virtuoso che potrebbe, almeno nei Paesi più sviluppati, arrestare decisamente la diffusione della malattia. E lo sforzo sembra essere ancora lo stesso: l’abbattimento dello stigma che accompagna una malattia che, in Occidente, si configura sempre più come “cronica” che “incurabile”, e la corretta informazione per orientare alla prevenzione.

Gli scienziati: “un ulteriore passo verso la fine della malattia”

Intervistato dal Guardian, Alison Rodgers, l’autore dello studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Lancet” evidenza l’importanza dei risultati:”Pensiamo che che i risultati di questo studio possano essere incredibilmente importanti nell’abbattere quelle barriere che separano molti gruppo sociali al sottoporsi al test. C’è ancora molto stigma sociale attorno all’HIV” aggiungendo che “I risultati possono fungere da catalizzatore per una strategia di test e terapia per provvedere a far godere tutti degli enormi benefici dei farmaci antiretrovirali. Questo, con altre strategie, potrebbe condurre alla fine dell’Aids“. E l’obiettivo sembra essere, più che mai, il mondo in via di sviluppo, più che l’Occidente. Nel 2017 c’erano circa 40 milioni di persone affette da HIV nel mondo, di queste solo 21,7 milioni hanno avuto accesso ai farmaci. Colmare questo gap è uno dei primi obiettivi per porre fine a quello che, per molti, è ancora una malattia incurabile.