Hammamet, Favino: «L’attore non parla di politica, ma classe di Craxi aveva dedizione» | Video

di Thomas Cardinali | 08/01/2020

Pierfrancesco Favino è uno dei nostri migliori attori contemporanei e, come se ci fosse bisogno di sottolinearlo, ha regalato una prova immensa nei panni di Bettino Craxi in “Hammamet“. Nel film diretto da Gianni Amelio è diventato letteralmente il grande statista socialista, con una totalizzante trasformazione fisica che prima di lui solo grandi attori americani come Christian Bale per citarne uno hanno saputo fare. Un lavoro gigantesco dunque dal punto di vista fisico, che lo ha costretto a 5 ore e mezza giornaliere di trucco, oltre che a tirare fuori qualcosa in più come attore per arrivare al pubblico: »

“Quella di scomparire dietro ad un personaggio per godere solo della storia è un po’ una velleità che mi piace fare, mi ha aiutato il trucco di Federica Castelli e Massimiliano Durante. Da un lato mi ha aiutato, ma mi ha anche messo in difficoltà da un’altra parte. Spero che i movimenti dell’anima di quest’uomo su cui ho cercato di lavorare si vedano”.

Pierfrancesco Favino ha lavorato molto non sul Bettino Craxi politico, ma sull’uomo privato. L’attore ci ha raccontato come abbia anche trovato sorprendenti punti di contatto tra le sue vicende private e quelle del Presidente Socialista:

“C’era qualcosa che sapevo di non conoscere, tutte le figure che hanno una realtà pubblica così importante molto spesso nascondono dei lati privati. Aver potuto accedere a quegli aspetti privati non me li aspettavo e non pensavo potessero avere dei contatti con una mia vicenda personale. Lui ha un percorso di potere luminosissimo e finisce col fare i conti con quello su cui tutti arriviamo a confrontarci: la perdita di questo potere, anche rispetto al corpo con l’avvicinarsi della morte. Questo è un aspetto umano diverso dall’aspetto pubblico. Dietro al personaggio pubblico c’era un uomo, che per qualche strana coincidenza che aveva dinamiche vicine a quelle mio padre e altri uomini che avevo conosciuto. Ho sentito come se con la fine della sua epoca stessimo toccando anche la fine di una generazione di uomini alla quale apparteneva anche mio padre”.

Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi in una scena di Hammamet

Quando gli si chiede se manchi oggi una figura come quella di Bettino Craxi, sia nel bene che nel male, nel nostro scacchiere politico Pierfrancesco Favino diventa estremamente serio dando una risposta aperta a più interpretazioni:

“È strano parlare di Craxi come un politico nel bene o nel male, credo basti definirlo semplicemente come un politico. Dovremmo investigare su cosa è bene o cosa è male, ma non credo di averne le competenze. Io non penso che sia interessante quello che un attore ha da dire di politica, e lo dico forse nel rispetto di figure che, come all’epoca, avevano una preparazione necessaria e sufficiente a farci capire che ne sappiamo poco”.

Incalzato sul valore di quella politica e su cosa manchi a quella di oggi Pierfrancesco Favino riconosce comunque dei meriti alla classe politica a cui apparteneva Bettino Craxi:

“C’era una ricchezza del linguaggio e una retorica che facevo fatica a ricordare. All’epoca vedevo la politica con i miei genitori e si aveva come la sensazione che quelle persone studiassero tutta la vita per arrivare a quel ruolo. Oggi i giovani non hanno più interesse nella politica come allora, quando si formavano anche i collettivi studenteschi. Craxi aveva un senso di paternità verso l’Italia e non si può dire che non amasse il suo paese e la sua bandiera. È stato un leader in un’epoca in cui la leadership era molto più importante di oggi.   Credo che questo lo abbia sentito molto e quella leadership ad un certo punto lo ha lasciato molto solo. La perdita del potere lo ha distrutto, così come l’orgoglio. Ho empatizzato molto con l’umanità di quest’uomo”.

Potrete vedere con i vostri occhi la straordinaria interpretazione di Pierfrancesco Favino in Hammamet al cinema dal 9 gennaio.