Hammamet, Gianni Amelio e un mostruoso Favino: «Raccontiamo il crepuscolo di Craxi» | Video

di Thomas Cardinali | 08/01/2020

Quando scrivi una pagina politica importante nel tuo paese diventi parte della sua storia, sia nel bene che nel male com’è stato nel caso di Bettino Craxi. Il film “Hammamet” di Gianni Amelio parte proprio da questo concetto per raccontare quello che egli stesso definisce “forse l’ultimo statista italiano”. Chi si aspettava però un film prevalentemente politico però resterà deluso, dato che Hammamet racconta gli ultimi sette mesi di vita dell’ex leader del Partito Socialista Italiano e si concede pochi flashback durante la sua piena attività politica. Il Craxi interpretato in modo maestoso da Pierfrancesco Favino è un uomo morente, che vede il potere scivolargli dalle mani ma mantiene intatta la voglia di lottare e comandare seppur da lontano.

Hammaet, Favino e Amelio raccontano Craxi
Hammaet, Favino e Amelio raccontano Craxi

Eppure questo film che riaccende i riflettori su Bettino Craxi in realtà non era nei piani all’inizio ed è nato quasi per caso, come ricorda Gianni Amelio:

“I produttori de ‘La Tenerezza’ (suo precedente film ndr) volevano fare un film su Cavour, raccontandomi del rapporto molto intenso con la figlia. A quel punto mi si è accesa la lampadina su quello di Craxi con la figlia e alla fine mi hanno preso sul serio in modo incredibile dopo questa battuta. Considero Craxi un politico su cui da decenni c’è un silenzio ingiusto, le opinioni si esprimono anche quando sono in disaccordo criticando in modo corretto e non fazioso. Non ho voluto fare un film sul Craxi degli anni ‘80, ma su quello finale. Racconto la sua agonia come uomo di potere che lo ha perso mentre va verso la morte. Il passato del Presidente ritorna anche in un eremo ad Hammamet dove non è vero si mise in salvo secondo tanti italiani, perché in realtà li viveva coltivando i suoi rancori e rimpianti. È un uomo macerato fino all’autodistruzione morto il 19 gennaio del 2000 in Tunisia lontano dall’Italia che amava profondamente. Chissà se qualcuno gli avesse dato la possibilità di essere curato e operato da un’altra parte sarebbe andato diversamente. Il suo orgoglio di non chinare la testa per poi rialzarla lo ha spinto alla morte. Ho fatto un film più di cuore che di cervello”.

Sull’uso dei nomi reali cambiati nel film e sulla figura di Craxi definito da molti come latitante Amelio spiega:

“Un latitante è qualcuno che viene cercato dalla legge ma non sa dove si trovi. Provenzano è stato un latitante e Matteo Messina Denaro lo è ancora. Di Craxi si conosceva il numero di telefono, i giornalisti lo intervistavano e amici lo andavano a trovare. Non è forse nemmeno esilio dato che su di lui pesano delle condanne passate in giudicato. Lui è un contumace, c’è una ragione per cui i giudici non sono andati da lui in Tunisia perché se avessero celebrato un processo lì la cosa sarebbe finita peggio dato che non c’è l’estradizione. Si aspettavano che andasse a presentarsi davanti ai giudici come gli consiglio il democristiano, perché a volte è giusto chinare la testa per rialzarla meglio. L’orgoglio è una delle cose che ha portato a quella fine Craxi. Un film non è obbligato a dare delle risposte, ma a fare delle domande”.

Pierfrancesco Favino “Non capisco di politica, oggi i giovani non la fanno più”

 Pierfrancesco Favino Hammamet
Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi in Hammamet

Il film si regge quasi interamente su una mostruosa interpretazione di Pierfrancesco Favino, che dopo Il Traditore ci regala l’ennesima perla della sua carriera. Un’interpretazione straordinaria, resa ancor più intensa da ben 5 ore e mezza di trucco subite ogni giorno per interpretare Bettino Craxi in “Hammamet”:

“Conoscevo Craxi come uomo politico e la vicenda giudiziaria, l’oggetto del mio lavoro è stato l’essere umano. Hanno significati diversi e io ho cercato di comprendere il suo punto di vista, dato che non sono politico e magistrato per cui faccio quello che so fare.Ho visto tutto quanto potessi vedere su Craxi, tanti video me li ha dati Gianni, altri invece li ho cercati io. Ho visto anche il prima per scoprire cosa era cambiato in lui. Non è un discorso pro e contro Craxi e in quel periodo storico la leadership ha un peso superiore ad oggi in uno scacchiere internazionale più complesso. Ho sentito molto che stavamo toccando la fine di una generazione di maschi come mio padre e Craxi che avevamo nei confronti della propria intimità un rapporto complesso. Questa leadership familiare lascia da solo, Craxi aveva un senso di paternità verso l’Italia è non si può dire che non amasse il suo paese e la sua bandiera. Credo che questo lo abbia sentito molto e quella leadership ad un certo punto ti lasci molto solo. Ho empatizzato molto con l’umanità di quest’uomo e con chi ha dovuto subirla”.

Parlando della politica di oggi Pierfrancesco Favino non si sbilancia, ma lancia un ammonimento:

“Ho ritrovato in Craxi e in quei politici una ricchezza del linguaggio è una retorica che facevo fatica a ricordare. Ricordo che con i miei genitori vedevamo quei politici con rispetto, perché sembrava si preparassero tutta la vita per occupare quel ruolo In quel momento quello generazione di politici è stata l’unica che ha usato la parola noi per rappresentare l’aria che rappresentavano. Dopo è intervenuto l’io in politica, quasi come fosse salvifico del noi. Noi a 18 anni all’epoca facevamo politica pensando di poter cambiare il mondo, anche nei collettivi scolastici. Ora quella cosa è completamente sparita forse a vantaggio di un disinteresse che nasconde altro. Io ho scelto di dire ciò che penso attraverso quello che faccio, parlo facendo l’attore”.

Hammamet è un film potente, un racconto umano delicato e rispettoso che non tende a dare giudizi ma pone delle domande. Durante l’incontro stampa si è scatenata una forte polemica contro “Il Fatto Quotidiano” che riportiamo nel video in evidenza, in cui Gianni Amelio ha accusato il giornale di aver un mese fa parlato di un film contro Mani Pulite. In realtà, come sottolineato con forza dal cineasta che ha usato parole forti contro Il Fatto chiedendo una pronta rettifica, non è vero niente e questo possiamo confermarlo dopo la visione. La politica è solo lo sfondo di un film molto più umano di quanto ci potessimo aspettare, probabilmente evitando un accanimento giudiziario che sia per i suoi sostenitori che per i detrattori, Bettino Craxi ha già ampiamente pagato. Dopo 20 anni si riaccende la luce sul primo Presidente del Consiglio Socialista, un uomo che nel bene e nel male ha cambiato per sempre l’Italia ed è stato coerente fino alla fine non volendo tornarci neppure da morto come aveva dichiarato. La resa narrativa con le licenze artistiche di Gianni Amelio non contribuirà a rendere questa visione come una lezione di storia, ma certamente potrà essere un modo per stimolare in tanti giovani la curiosità che è una delle mission da sempre del cinema.

“Hammamet” sarà in sala con 01 Distribution a partire da domani 9 gennaio.