Greta, gli haters illustri e quell’odio sconsiderato per il principio di realtà

di Daniele Tempera | 17/04/2019

Greta
  • La piccola Greta è arrivata a Roma, ma non si arresta l'ondata di sarcasmo e antipatia social nei suoi confronti

  • Da Giuliano Ferrara a Rita Pavone, Da Diego Fusaro a Vittorio Feltri: sono molti a detestare azioni e modi dell'attivista svedese

  • Eppure un adolescente ci ricorda ciò che gli scienziati ci ripetono da anni: non c'è più tempo, il cambiamento climatico mette a rischio le nostre vite

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Recita così un antico proverbio orientale, mai così attuale all’epoca dei social e dell’opinione generalizzata su ogni aspetto dell’esistenza. Si rimane però francamente perplessi di fronte all’ondata di “odio social”, proveniente anche da “pulpiti elevati”, che la giovane Greta, da oggi a Roma, è riuscita a scatenare. E se Maria Giovanna Maglie si augurava, appena un mese fa di “metterla sotto con la macchina”  (aggiungendo poco dopo che era una battuta) e Filippo Facci invoca oggi l’asteroide su Roma per la venuta della giovane svedese, la stampa continua a scavare nella vita privata di questa adolescente.

Greta a Roma, il recap dei commenti degli haters

Ed è Il Messagero a ricordarci oggi che la leader della sfida al cambiamento climatico politicamente corretta (attendiamo di conoscere quale sarà quella “politicamente scorretta”), ha una mamma cantante famosa e attivista ecologista che ha nientemeno che pubblicato un libro intitolato “Scenes from the Heart”pochi giorni dopo le prime proteste. Ma non basta, l’adolescente sarebbe nel board della startup “We Do not Have Time“, fondata da un abile esperto di marketing. Insomma, l’attivismo di Greta, intriso di “catastrofismo ambientalista“, sarebbe nient’altro che un utile strumento per far soldi.

Del resto, la giovane attivista è riuscita a far imbestialire anche vecchi scettici del cambiamento climatico come Giuliano Ferrara che, in un accorato editoriale sul Foglio, invoca provocatoriamente “il procurato allarme” nei confronti delle sue iniziative, a scatenare le boutade di Vittorio Feltri, che ci ricorda ironicamente perché dovrebbe ringraziare il “cambiamento climatico”, e perfino ad aizzare una vecchia gloria del pop italiano come Rita Pavone che ha definito Greta “un personaggio da film horror”.

Ma non basta, per Diego Fusaro la piccola Greta e gli attivisti del clima diventano l'”ennesima creatura in vitro dell’élite cosmopolitica dominante“, con le lotte “innocue” lotte ecologiste contrapposte a quelle dei “gilet gialli” francesi, come se ci fosse contrapposizione su istanze spesso complementari, o come se il contributo di Greta non fosse quello di rendere “popolare” e “di massa” una problematica drammatica.

Perché gli haters di Greta sono segno dell’odio per il principio di realtà

Sì, perché se, per parafrasare Leopardi, la natura è indifferente alle sorti dell’uomo, lo è ancor di più alle nostre polemiche. E su Greta si può ovviamente affermare di tutto, e tutto può essere vero, ma non si può dimenticare una cosa: l’allarme non viene innescato da una sedicenne (più o meno spontanea, o più o meno manipolata), ma dalla comunità scientifica mondiale e avviene sistematicamente da anni, con buona pace della nostra ironia, delle nostre idiosincrasie e dell’arcigno turbomondialismo. Cosa dicono gli scienziati? In soldoni che la terra si sta riscaldando a un ritmo insostenibile, che cominciamo a sperimentare questi effetti (e sono drammatici) e che abbiamo appena 12 anni per invertire la rotta.

Poi possiamo continuare ancora a guardare il dito, e additare una sedicenne svedese, rea di risvegliarci dai nostri sogni novecenteschi di crescita e piacere illimitato. Perché tutti questi attacchi, più che a un’adolescente, sembrano inferti al “principio di realtà”, un'”interruttore” che scatta quando diventiamo grandi, come ci ricorda la psicanalisi. E la posta in gioco è alta. Si tratta di riappropriarsi della storia, in un eterno presente dominato da immagini e desideri a flusso continuo, approcciarsi alla verità. E la verità, come ci ricordava un grande scrittore inglese, può essere davvero rivoluzionaria.