Grenfell Tower, i pompieri non dovevano dire: «State in casa»

di Redazione | 29/10/2019

Grenfell Tower

Gloria Trevisan e Marco Gottardi, così come le altre 70 persone rimaste sotto alle macerie della Grenfell Tower a Londra, si sono sentite dire dai vigili del fuoco di Londra «restate in casa». Secondo l’anticipazione del lungo rapporto presentato da Sir Martin Moore-Bick, il responsabile dell’inchiesta sul rogo, quell’ordine non sarebbe mai dovuto partire. Eppure, i vigili del fuoco non possono essere accusati propriamente di negligenza: questi ultimi hanno agito con coraggio nonostante le fiamme, ma nel modo di procedere ci sono state delle falle.

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Grenfell Tower, le responsabilità dell’incendio

Non solo: anche il materiale con cui è stata rivestita la Grenfell Tower è stato la causa che ha fatto propagare immediatamente l’incendio. Ma il dito è puntato principalmente contro i vertici del servizio dei vigili del fuoco britannici, la Lfb: sono stati accusati di «indifferenza» e di «mettere a rischio la stessa istituzione» per l’incapacità di ammettere i propri errori e di imparare la lezione da quanto accaduto.

Grenfell Tower, di chi è stata la colpa dell’incendio?

Nell’incendio del 14 giugno 2017 morirono 72 persone. Tra queste, anche i due ragazzi italiani Gloria Trevisan e Marco Gottardi: vittime inconsapevoli di tutta questa lunga filiera di errori. L’analisi ha escluso responsabilità da parte degli inquilini dell’appartamento dal quale si sono propagate le fiamme: l’incendio ha avuto origine da un guasto a un elettrodomestico che non poteva essere previsto.

Si poteva invece fare molto di più dal punto di vista della prevenzione: l’incendio è probabilmente stato sottovalutato, i soccorsi sono arrivati in ritardo, gli ordini sono stati impartiti in maniera approssimativa. Dalla torre di Londra bisognava uscire quanto prima: invece, agli inquilini, è stato detto di restare in quell’inferno. Andando incontro a una fine davvero drammatica.