Governo-Regioni, chi ha vinto e chi ha perso con il nuovo dpcm

Tra le righe del dpcm, si comprende anche quale sia la linea prevalente

25/10/2020 di Gianmichele Laino

governo-regioni

Nella serata di ieri, abbiamo assistito al derby governo-regioni sul dpcm 25 ottobre (in realtà, sul documento, si riporta la data del 24 ottobre, segnale di come il documento sia stato già firmato nella notte dal ministro della Salute Roberto Speranza e dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte). In realtà, non è stata sfida a due, ma sfida a tre, con le posizioni specifiche del comitato tecnico-scientifico. Alla fine, chi ha vinto e chi ha perso in questa situazione?

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Governo-regioni, le concessioni ottenute dai governatori

I presidenti di regione, in verità, hanno ottenuto pochissime concessioni. Si erano battuti per ridurre il numero di tamponi da effettuare solo ai pazienti sintomatici, si erano battuti – soprattutto – per mantenere i locali pubblici aperti fino alle 23. Inoltre, il governatore della Campania Vincenzo De Luca aveva chiesto la didattica a distanza al 100%.

Cosa hanno ottenuto, da tutte queste richieste, i presidenti delle regioni? In realtà poche briciole. Nel governo è passata la linea dura, quella imputabile al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente del Consiglio stesso, che con il ministro della Salute ha un rapporto di fiducia molto forte. Il governo ha solo concesso alle regioni che i ristoranti potessero restare aperti anche la domenica (sempre, però, nei limiti dell’orario concordato dall’esecutivo).

In questo, in realtà, i presidenti di regione sono stati aiutati dal comitato tecnico-scientifico. La vittoria sul punto dei ristoranti e bar aperti la domenica è un po’ anche degli esperti, che hanno convinto il governo su un punto: tenendo i ristoranti chiusi la domenica, si sarebbero favoriti i contagi all’interno delle famiglie. Una circostanza che l’esecutivo vuole scongiurare e su cui, per questo motivo, ha accettato di concedere un po’ di terreno.

Governo-regioni, il ruolo del comitato tecnico-scientifico

Il comitato tecnico-scientifico, invece, ha perso sulla mobilità tra comuni e regioni. Il governo, pur non vietando questi spostamenti, ha consigliato esplicitamente ai cittadini di non muoversi se non per spostamenti assolutamente necessari. Per il comitato tecnico-scientifico, invece, gli spostamenti tra comuni non sono così influenti, dal momento che il contagio avverrebbe maggiormente all’interno delle aree metropolitane.

Sconfitta del comitato tecnico-scientifico anche per lo svolgimento delle fiere internazionali, che il governo ha deciso comunque di autorizzare (anche se, per gli spostamenti da e per l’estero, sono previste le solite misure preventive).

Dunque, il governo ha fatto la parte del leone in questa sfida sul dpcm 25 ottobre. Pochissime le concessioni e moltissime le prese di posizioni su cui ha mantenuto il punto. Non ultimo anche il fattore didattica a distanza al 75% per le superiori (frutto a sua volta di una mediazione interna, con il ministro dell’Istruzione che voleva continuare con la scuola in presenza dappertutto). La gestione della pandemia, da questo momento in poi, è più saldamente nelle mani dell’esecutivo. Che si assumerà onori e oneri di queste scelte.

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